Il giorno in cui mia zia mi punì con i suoi guanti
Molte persone mi chiedono da dove venga il mio fetish per i guanti di gomma. Quasi nessuno conosce la risposta. È cominciato un venerdì, nella stanza di mia zia, con la porta chiusa a chiave.
Molte persone mi chiedono da dove venga il mio fetish per i guanti di gomma. Quasi nessuno conosce la risposta. È cominciato un venerdì, nella stanza di mia zia, con la porta chiusa a chiave.
Attraversai quella porta convinta di conoscere i miei limiti. Tre ore dopo capii che li stavo appena scoprendo, tremando tra la paura e voglie che non sapevo nominare.
Quel pomeriggio arrivò vestita di nero, si truccò le labbra davanti allo specchio e uscì dicendo che dormiva da una collega. Ci misi anni a sapere dove andasse davvero.
Bastò una mano ferma sulla sua nuca perché capisse che quella notte le regole le mettevo io. Il resto dipendeva dal suo coraggio di restare.
Marina stava fingendo da mesi di non guardarlo. Quella notte, intrappolata tra il vetro freddo e il calore del suo capo, smise di fingere.
Gli ho detto che volevo solo fare pratica con alcune foto. Era una bugia. Volevo che mi guardasse finalmente come lo guardavo io da settimane.
Quando il whisky mi cadde sul vestito rosa capii che quel matrimonio non sarebbe finito come pensavo. Né che lo zio della sposa mi avrebbe cercata nel corridoio più buio.
Indossavo il completo nero di lingerie di mia suocera quando la porta si aprì. Dietro Lucía non c’era solo Patricia. C’era anche mia madre.
Non sono una che va a letto con sconosciuti nel bagno di una discoteca. O non lo ero. Quella notte a Barcellona, una gonna corta e un errore cambiarono tutto.
Sofía quella notte mi confessò che il suo ragazzo era troppo per lei. Io sorrisi soltanto. Per me non era un problema: era un invito.
Ogni venerdì, Marcos varcava la nostra porta sapendo che non sarebbe tornato a essere se stesso fino a domenica. Il collare, la gabbia e il vestito lo attendevano.