Quello che il costume da zombie nascondeva quella notte
Accettò l’invito per ripagarlo con la stessa moneta e scelse lo zombie dai tratti fini, senza immaginare cosa avrebbe scoperto togliendogli il costume.
Accettò l’invito per ripagarlo con la stessa moneta e scelse lo zombie dai tratti fini, senza immaginare cosa avrebbe scoperto togliendogli il costume.
Non la vedevo da più di dieci anni. L’ho trovata davanti allo scaffale dei dildo e, senza pensarci, le ho dato il mio numero.
Da mesi immaginavo quella scena nel suo ufficio, ma non avrei mai creduto che fosse lei a fare il primo passo, con il chiavistello chiuso e il suo profumo ovunque.
Ho ventiquattro anni e sto ancora imparando cosa mi accende. Quel pomeriggio, con la mano sul collo, ho scoperto qualcosa di cui non sapevo di aver bisogno.
Caro aveva sei anni più di me, una vita che sembrava perfetta e un segreto che pensava di portarsi nella tomba. Quella notte decise che non ce la faceva più.
Avevo diciannove anni e non avevo mai osato esplorarmi. Quel pomeriggio, con la casa in silenzio, decisi di imitare ciò che vedevo sullo schermo.
Non c’era nessuno in casa, né un programma né una scusa. Solo io, il divano davanti alla finestra e la pericolosa idea di lasciare tutto in bella vista.
Salì sul sedile posteriore con la donna del padrone pensando di andare a cercarmi. Scese pensando a quando avrebbe potuto rivederla.
Da bambine passavamo le estati insieme, vedendoci in topless senza pensarci. Finché quel primo giorno di mare la sua mano non si infilò dentro il mio bikini e tutto cambiò.
Scese alla reception solo per chiedere un sentiero, ma finì per fissare troppo a lungo gli occhi verdi della ragazza al banco. E la ragazza se ne accorse.
Non si era mai chiesta come sarebbe stato stare con una donna. Quel pomeriggio, con la camicetta mezza aperta, smise di domandarselo.
Quando mi trascinò nel vicolo buio e mi baciò contro il muro, capii che il viaggio vinto in ufficio non sarebbe stato come immaginavo.
Alle dieci in punto entro nella sala riunioni e, mentre il capo parla di cifre, la mia testa va in un posto dove io e lei non rispettiamo nessuna regola.
Sapevamo entrambe che l’altra era bisessuale, ma non avevamo mai fatto nulla. Quel pomeriggio, una birra e un vecchio gioco cambiarono tutto.
Quella mattina di settembre vidi entrare la ragazza più timida dell’aula. Ci misi due settimane a capire che la timida dell’aula non era lei, ero io.
Entrai cercando un angolo dove nessuno mi guardasse. Alzai gli occhi dal libro sentendo la sua risata, e capii che quel pomeriggio non sarei uscita di lì uguale a prima.
Aprii il cassetto sbagliato per errore e scoprii che la mia migliore amica nascondeva cose che io non sapevo nemmeno nominare. Quel pomeriggio, decise di spiegarmene una a una.
Avevamo programmato il sabato, ma lei chiamò il venerdì: vieni oggi, sono ansiosa. Quando aprì la porta, non potei più fingere che non fosse qualcosa di serio.
Valen appoggiò la mano sulla mia coscia in mezzo all’autostrada. Eravamo a quaranta minuti di viaggio e già sapevamo entrambe come sarebbe finita la giornata.
Andai a cambiarmi le scarpe e finii per spiare il matrimonio padrone della tenuta. La mattina dopo, la figlia e la madre mi coinvolsero a mia volta.