Quello che feci al cinema e che nessuno avrebbe dovuto vedere
Prima nascondevo tutto. Quella sera entrai in sala senza biancheria, con la gonna corta e la certezza che qualcuno avrebbe guardato. E io volevo che guardasse.
Prima nascondevo tutto. Quella sera entrai in sala senza biancheria, con la gonna corta e la certezza che qualcuno avrebbe guardato. E io volevo che guardasse.
Uscii di casa con un maglione che lasciava trasparire tutto e senza niente sotto. Il mio ragazzo camminava dietro di me mentre gli occhi degli altri mi percorrevano interamente.
Sono entrata in bagno con il perizoma addosso e ne sono uscita con quello annodato tra i capelli. Non immaginavo che la fila per entrare in sala sarebbe stata la parte più lunga della notte.
Porto il tanga sotto il pantaloncino e nessuno lo sa. È il mio segreto in bici, l’inizio della fantasia che ripasso in testa all’infinito.
Non ho mai avuto il coraggio di espormi. Fino a oggi. Domani andrò a lezione senza nulla sotto i vestiti, e averlo scritto qui sembra già il vostro primo ordine.
La citai alle sei con una sola condizione: gonna corta e la lingerie che avessi scelto io. Il resto l’avrei deciso io quando avesse varcato la porta.
Io ero il tipo serio, in giacca e fuoristrada. Bastava che una donna mi sfidasse con lo sguardo perché la bestia si svegliasse, e quella fiera di paese la liberò del tutto.
Tornai a scuola quel pomeriggio con la scusa di studiare in biblioteca, ma nessuna delle due avrebbe aperto un libro. Eravamo lì per loro.
Servii quella casa fin da bambino e vidi come la chioma di fuoco di quella donna metteva in ginocchio gli uomini più potenti della valle, uno per uno, secondo il giorno della settimana.
Mi ero abituata a essere guardata, ma quel pomeriggio, sola alla cascata, decisi che questa volta non mi sarei coperta quando l’avessi scoperto nascosto tra gli alberi.
Quando ci ha fatto salire sul palco e sono iniziate le scommesse su cosa avessimo sotto il vestito, ho capito che la festa di lusso non era più normale.
Da quindici anni lo salutavo in spiaggia senza immaginare cosa vedesse ogni notte attraverso il vetro del bagno, mentre credevo di essere sola.
Alle quattro del mattino, chiuso sotto le lenzuola con il telefono di mia madre, cominciai ad aprire cartella dopo cartella senza immaginare che nulla sarebbe più stato uguale.
Uscii da sola a esplorare la zona nord e un colpo alla nuca cambiò tutto. Mi svegliai circondata da sconosciuti, senza vestiti e senza via di fuga.
Scese dal piano del piacere in un appartamento di Ruzafa e, appena il desiderio della strada le sfiorò la pelle, capì che nemmeno i vestiti più larghi avrebbero contenuto ciò che era.
Tardavo apposta a darle il cappotto, godendomi il modo in cui gli uomini la guardavano. Non immaginavo che uno avrebbe osato tanto davanti a me.
Non ti conoscevamo affatto, ma passasti tutto il pomeriggio con la mano nel costume, a guardarci giocare. E noi lo sapevamo fin dall’inizio.
Lasciai cadere il vestito sul balcone sapendo che lui guardava dall’altra parte del vetro. E capii che mio marito aveva pianificato tutto.
Nessuno su quel sentiero immaginava ciò che avevo sotto i vestiti, né la donna selvaggia che il contatto dell’aria finì per risvegliare in me quel pomeriggio.
Erano le due di notte quando un video mi mise quell’idea in testa. Giorni dopo camminavo al supermercato con un segreto vibrante tra le gambe.