Lasciai che degli sconosciuti mi guardassero in spiaggia
Ho detto a Mateo che mi sarei abbronzata a pancia in su. Non gli ho confessato che il vero piacere era sapere che ogni uomo di passaggio si fermava a guardarmi.
Ho detto a Mateo che mi sarei abbronzata a pancia in su. Non gli ho confessato che il vero piacere era sapere che ogni uomo di passaggio si fermava a guardarmi.
Accettai il fetish del mio ragazzo ed uscii vestita per farmi guardare. Non immaginavo che sarei finita sola con un poliziotto che mi osservava troppo.
Quando l’obi le strinse la vita, capì che non si poteva più tornare indietro: ogni piega lo cancellava un po’ di più, e non aveva mai desiderato nulla con tanta vergogna.
La notte prima di partire accendemmo lo schermo, mostrammo i video di quella villa e lasciammo che il ricordo ci preparasse a ciò che l’isola ci riservava.
Credevo che dormisse mentre una bionda si avvicinava a me sulla spiaggia. Al ritorno mi confessò di aver visto tutto a occhi socchiusi.
Avevo ventisei anni e credevo di conoscere i miei limiti. Bastarono uno sconosciuto sulla sabbia e lo sguardo complice di mio marito per scoprire che non conoscevo nulla.
Il mio ragazzo era convinto che non avrei osato. Scommise che avrei fatto eccitare il giardiniere solo dalla finestra, ma quel pomeriggio finì in ginocchio davanti a me.
Dissi senza pensarci a uno sconosciuto che mia moglie dormiva nuda in casa, e quella frase riaccese qualcosa che tra noi si era spento da anni.
Il primo ordine arrivò alle sette di sera e capii che quella notte avrei obbedito a tutto, senza fare domande, davanti a una telecamera e a un uomo che conoscevo solo dalla sua voce scritta.
Salii da solo nell’appartamento per farmi una doccia prima degli altri. Quello che non mi aspettavo era che qualcuno, dall’altra parte del cortile, stesse aspettando proprio quel momento.
Quando si spensero le luci della sala, capii che quella notte avremmo oltrepassato un limite dal quale nessuno dei due avrebbe voluto tornare.
Una raffica di vento le strappò l’asciugamano all’ultimo gradino. Lei non si coprì. Si limitò a guardarmi, come se aspettasse da settimane che scendessi a quell’ora.
Quando il suo capo si offrì di accompagnarmi a comprare da bere, mio marito rimase con un'espressione da idiota. Io sapevo già che non sarebbe stata un'uscita innocente.
Sorteggiammo le squadre e capitai con lei. Dopo pochi minuti capii che si era accorta di tutto e che le piaceva guardare tanto quanto a me piaceva essere guardata.
Erano le nove di domenica mattina e in strada c’ero solo io. Per questo fui l’unico a vederla uscire dal negozio quasi nuda, senza sapere che la stavo osservando.
In ufficio parlavano tutti del corpo della moglie di Marcos. Io volevo solo verificarlo con i miei occhi, anche se per farlo avessi dovuto fingere un licenziamento.
Cominciai a ballare solo per intrattenere mio marito, ma lo sguardo nervoso del ragazzo nello scompartimento di fronte mi fece capire che quella notte non sarebbe finita con un ballo.
Cartografavo una giungla dove nessuno parlava la mia lingua e,ppure, fu lì, tra corpi dipinti d’argilla, che smisi di sentirmi un fantasma.
Non ci esponiamo perché ci vedano: semplicemente smettiamo di nasconderci. E se una tapparella si muove dall’altra parte della siepe, lei sorride e apre un po’ di più le gambe.
Sonia mi aspettava all’ingresso del ristorante con un vestito così corto che a ogni respiro raccontava un segreto. E io ero arrivata pronta a raccontare il mio.