Il giorno in cui ho scoperto il mio lato più sottomesso
Erano giorni che non avevo sue notizie, sognando i suoi ordini. Quel pomeriggio varcai una porta che non dovevo e scoprii fin dove ero disposto ad arrivare.
Erano giorni che non avevo sue notizie, sognando i suoi ordini. Quel pomeriggio varcai una porta che non dovevo e scoprii fin dove ero disposto ad arrivare.
Attraversai quella porta convinta di conoscere i miei limiti. Tre ore dopo capii che li stavo appena scoprendo, tremando tra la paura e voglie che non sapevo nominare.
Quando Bárbara lasciò oscillare il sandalo sulla punta delle dita, capii che le avrei obbedito lì, nell’androne, chiunque fosse passato.
Quando abbassò lo sguardo su quelle sneakers bianche e sudate, capì che avrebbe obbedito a qualsiasi cosa quella ragazza le avesse chiesto. E quello era solo l’inizio.
Stanotte dormo per terra e me lo sono cercato io. La contraddizione di chiedere al tuo Dom di ordinarti qualcosa e scoprire che non c’è più ritorno.
Aprii la porta aspettando la cena e mi trovai davanti una ragazza minuta, le unghie dipinte di rosso e un sorriso che diceva molto più di «buonasera».
Raramente mando foto: è pericoloso. Ma quel ragazzo mi ha dato fiducia, e tra calze nere e messaggi di mezzanotte sono diventata la protagonista della sua fantasia migliore.
L’ho vista per tutta la vita con tacchi e calze, ma fino a quella notte sul divano non avevo mai immaginato cosa i suoi piedi potessero farmi sentire.
Le legai la benda con cura e le chiesi di sentire soltanto. Non sapeva che dietro la tenda c’era qualcun’altra ad aspettare il suo turno.
Ogni mattina mi metto i ceppi prima di uscire nei campi. Nessuno mi obbliga: lo faccio perché il peso della catena alle caviglie è l’unica cosa che mi fa sentire viva.
Cinquecento euro per lasciarsi colpire proprio dove faceva più male. Accettò senza pensarci, convinto che tre donne non potessero fargli troppo male. Si sbagliava.
La vidi leggere sull’ultimo treno del pomeriggio, fragile e indifferente a tutto. Non immaginava che quel «ciao» sarebbe stato il primo di tanti ordini.
Gli concessi trenta giorni per dimostrarmi che serviva a qualcosa. La prima notte non gli permisi di toccarsi: solo accendere una candela, obbedire e attendere la mia punizione.
Dividevano la stessa stanza fin da bambine e lei la spiava dormire ogni notte. Quella mattina, quando sua zia lasciò cadere l'asciugamano davanti allo specchio, capì che non avrebbe più potuto fingere.
Gli tese la mano per salutarlo e, prima di lasciarla, gli accarezzò le dita con una lentezza che non poteva essere un caso. Mateo capì che quella visita avrebbe cambiato tutto.
Sono uscito dalla palestra senza farmi la doccia, come mi aveva chiesto lui. Quella sera ho scoperto che obbedire a un altro uomo poteva darmi più piacere che comandare.
Le offrii di massaggiarle i piedi senza sapere che avrebbe messo il suo proprio dove non osavo chiedere, e che nessuno dei due avrebbe detto una parola.
Ogni mattina mia nonna mi svegliava con una punizione che avevo imparato a supplicare. Quel pomeriggio, la sua vecchia amica arrivò decisa a non limitarsi a guardare.
Sapevo che sarebbe venuto strisciando. Quello che lui non sapeva era quanto pensavo di farlo aspettare prima di lasciargli sfiorare persino la punta del mio piede.
La prima volta che un uomo mi chiese di inginocchiarsi per baciarmi le piante, capii che non era un suo capriccio: era un potere che avevo da sempre.