Mia suocera e io, soli un sabato d’estate
Sono andato a portare un pacco a mia suocera e ho finito con le mani su qualcosa che non era la caviglia. Non posso pentirmene.
Sono andato a portare un pacco a mia suocera e ho finito con le mani su qualcosa che non era la caviglia. Non posso pentirmene.
Quella mattina pensavo di essere solo in casa. Attraversai il corridoio nudo e, svoltato l’angolo, c’era lei, con uno sguardo che non era da madre.
Il camino ardeva, la pioggia batteva sui vetri e loro due mi guardavano con quel misto di curiosità e vertigine che arriva appena prima di oltrepassare un limite.
Quella notte capii che insegnare a qualcuno a sentire il proprio corpo può essere l’atto più intimo di tutti.
Avevo quindici anni e non capivo ciò che vedevo. Ora, a ventidue, ogni ricordo di quei pomeriggi assume un significato completamente diverso.
Sono salita sulla nave a Colonia con la scusa del riposo. Quello che ho trovato in quel gruppo era qualcosa che non avevo mai saputo chiedere prima.
Le bastava staccare dallo stress. Quando le dita di Daniela scesero lungo la sua schiena, Romina capì che quel massaggio avrebbe cambiato tutto tra loro.
Sapevo che tra don Rodrigo e me non sarebbe mai potuto succedere nulla. Ma trovai il modo di renderlo reale, anche solo una volta, anche se nessun altro lo avesse saputo.
Quando vidi il massaggiatore entrare nudo nella sala degli oli, capii che quello non era un regalo di anniversario normale. E avevo ragione.