La massaggiatrice che mi insegnò a non fermarmi
Aveva la serietà di chi conosce l’effetto che provoca e sceglie di amministrarlo goccia a goccia. Quella sera, sul lettino, smisi di fingere di andarci solo per la schiena.
Aveva la serietà di chi conosce l’effetto che provoca e sceglie di amministrarlo goccia a goccia. Quella sera, sul lettino, smisi di fingere di andarci solo per la schiena.
Per tutta la vita l’avevano guardata come un oggetto. Quel pomeriggio, nella casa di pietra in fondo alla via, decise di guardare prima lei.
Marina non aveva dormito dall’emozione. Quello che nessuna delle tre immaginava era che quella cala nascosta ci avrebbe spogliate molto più dei vestiti.
Mio marito era di nuovo in viaggio e la mia schiena non ne poteva più. Il vicino del quinto diceva: «Il primo massaggio è gratis». Non immaginavo dove sarebbe arrivato.
Era da un po’ al mio fianco, a spiarmi mentre io mi perdevo nel quadro. Quando finalmente parlò, capii che desideravamo esattamente la stessa cosa.
Quando le ho chiesto cosa la eccitasse davvero, si è messa a cavalcioni su di me e ha cominciato a raccontarmi una notte che non aveva mai confessato a nessuno.
Non mi avevano mai fatto un massaggio solo ai seni, e tantomeno con le mie quattro amiche a guardare dal bordo della piscina, in attesa del loro turno.
Aveva prenotato una depilazione di routine prima delle vacanze. Non immaginava il modo in cui quella donna l’avrebbe guardata chiudendo la porta.
Entrai in clinica con la schiena distrutta dal lavoro. Uscii con i capezzoli duri, il desiderio fuori controllo e un indirizzo salvato sul telefono.
Accettai il massaggio per curiosità e per il caldo delle sue mani. Non immaginavo tutto quello che sarei stata disposta a pagare prima che suonasse la sua sveglia.
Non le vidi mai il volto. Solo la sua schiena mora che respirava a fatica mentre le mie mani scendevano più in basso di quanto un massaggiatore dovrebbe osare.
Mi chiese di salire come cavia per un olio nuovo. Suo marito dormiva nella stanza accanto e sapevo che quella non sarebbe finita in un massaggio.
Le nove e mezza del mattino, un foglio Excel a metà da correggere e, all’improvviso, il corpo nudo del suo ragazzo a sfiorargli la nuca. Lavorare sarebbe stato impossibile.
Mi ci vollero tre mesi di pazienza per arrivare al divano di Mariana, toglierle lentamente le scarpe e scoprire se le importasse davvero che non riuscissi a smettere di guardarle i piedi.
Tre anni a piedi nudi, due anelli alle dita e la certezza che a fine giornata lui si inginocchierà a leccare ogni impronta del cammino che lei ha percorso.
Si addormentò davanti alla TV e sapevo di non dovermi avvicinare. Ma i suoi piedi nudi sul divano erano un invito che aspettavo da mesi.
Mi ha appoggiato i piedi sulle gambe, mi ha ordinato di slacciare i lacci dei sandali e, con un sorriso tutt’altro che innocente, ha detto che quello era il prezzo del suo silenzio.
Le offrii di controllarle la caviglia come medico. Lei accavallò la gamba, avvicinò il piede al mio viso e capii, in quell’istante, chi comandava davvero.
Nessuno osava muoversi, finché lei alzò il flacone d’olio verso gli sconosciuti e, senza dire una parola, li invitò a entrare nel gioco.
Erano le due di notte, eravamo soli al 25° piano e lei aveva la schiena bloccata. Quello che iniziò come un favore finì per essere altro.