La lettrice matura che volle provare il mio massaggio
Mi scrisse una sola riga: «Racconto o fantasia?». Non immaginavo che quella domanda sarebbe finita con lei nuda sul mio lettino, aspettando che glielo dimostrassi.
Mi scrisse una sola riga: «Racconto o fantasia?». Non immaginavo che quella domanda sarebbe finita con lei nuda sul mio lettino, aspettando che glielo dimostrassi.
Il cellulare squillò alle sei con tre baci del suo amico, e Amparo capì, prima di rispondere, che quella telefonata non sarebbe finita come le altre.
Da settimane inventavo scuse per vederla. Quel pomeriggio d’agosto, a bordo piscina, si tolse il reggiseno e rese chiaro che le scuse erano finite.
Rovesciai l’olio di proposito, composi il suo numero e aspettai. Alla mia età avevo imparato che le occasioni non si aspettano: si costruiscono.
Marcos mi chiese di non giudicare né fare domande quando fosse arrivato il suo amico. Quella stessa notte capii che visite ricevevano il venerdì.
Aveva la serietà di chi conosce l’effetto che provoca e sceglie di amministrarlo goccia a goccia. Quella sera, sul lettino, smisi di fingere di andarci solo per la schiena.
Per tutta la vita l’avevano guardata come un oggetto. Quel pomeriggio, nella casa di pietra in fondo alla via, decise di guardare prima lei.
Marina non aveva dormito dall’emozione. Quello che nessuna delle tre immaginava era che quella cala nascosta ci avrebbe spogliate molto più dei vestiti.
Mio marito era di nuovo in viaggio e la mia schiena non ne poteva più. Il vicino del quinto diceva: «Il primo massaggio è gratis». Non immaginavo dove sarebbe arrivato.
Era da un po’ al mio fianco, a spiarmi mentre io mi perdevo nel quadro. Quando finalmente parlò, capii che desideravamo esattamente la stessa cosa.
Quando le ho chiesto cosa la eccitasse davvero, si è messa a cavalcioni su di me e ha cominciato a raccontarmi una notte che non aveva mai confessato a nessuno.
Non mi avevano mai fatto un massaggio solo ai seni, e tantomeno con le mie quattro amiche a guardare dal bordo della piscina, in attesa del loro turno.
Aveva prenotato una depilazione di routine prima delle vacanze. Non immaginava il modo in cui quella donna l’avrebbe guardata chiudendo la porta.
Entrai in clinica con la schiena distrutta dal lavoro. Uscii con i capezzoli duri, il desiderio fuori controllo e un indirizzo salvato sul telefono.
Accettai il massaggio per curiosità e per il caldo delle sue mani. Non immaginavo tutto quello che sarei stata disposta a pagare prima che suonasse la sua sveglia.
Non le vidi mai il volto. Solo la sua schiena mora che respirava a fatica mentre le mie mani scendevano più in basso di quanto un massaggiatore dovrebbe osare.
Mi chiese di salire come cavia per un olio nuovo. Suo marito dormiva nella stanza accanto e sapevo che quella non sarebbe finita in un massaggio.
Le nove e mezza del mattino, un foglio Excel a metà da correggere e, all’improvviso, il corpo nudo del suo ragazzo a sfiorargli la nuca. Lavorare sarebbe stato impossibile.
Mi ci vollero tre mesi di pazienza per arrivare al divano di Mariana, toglierle lentamente le scarpe e scoprire se le importasse davvero che non riuscissi a smettere di guardarle i piedi.
Tre anni a piedi nudi, due anelli alle dita e la certezza che a fine giornata lui si inginocchierà a leccare ogni impronta del cammino che lei ha percorso.