Sono andato al cruising e sono finito nudo nel corridoio
Mi sono svegliato duro, ho deciso di non farmi la solita sega e sono andato al cruising. Non immaginavo di finire in ginocchio con tre cazzi attorno alla faccia.
Mi sono svegliato duro, ho deciso di non farmi la solita sega e sono andato al cruising. Non immaginavo di finire in ginocchio con tre cazzi attorno alla faccia.
Mi chiese di non lavarmi prima di andare. Pensai fosse solo un capriccio, ma quella notte scoprii fin dove poteva spingersi la mia stessa vergogna.
Non avevo mai accettato un incarico del genere: lui voleva solo sedersi a guardare mentre altri mi usavano, e tenersi per ultimo ciò che lasciavano dentro di me.
Voleva solo una camicia decente. Ma poi lei alzò lo sguardo da dietro il bancone, e la mente di Andrés cominciò a inventare ciò che non sarebbe mai successo.
Quando mio marito si alzò per andare in bagno, capii che l’uomo del tavolo accanto si sarebbe avvicinato. Non gli avevo ancora detto che avevo paura di tornare a qualcosa del genere.
Quando scesi nella lobby per scappare dalla festa aziendale, non immaginavo il cameriere che mi avrebbe guardata come se sapesse esattamente di cosa avevo bisogno quella notte.
Mi disse che non l’aveva mai raccontata ad alta voce, che per anni era stata solo una fantasia tenuta nascosta. Quel pomeriggio, finalmente, lasciò che uno sconosciuto facesse di lei ciò che voleva.
Mentre lui faceva bollire il tè, i due uomini legati al tavolo iniziavano a capire che quella notte nessuno avrebbe lasciato il salotto come vi era entrato.
C’era una porta chiusa accanto alla stanza di Bárbara. L’ho aperta per curiosità, senza sapere che quello stesso pomeriggio sarei finito legato dentro.
Per dodici anni mi ero spenta in silenzio. Quella sera indossai il vestito che lui odiava, uscii senza avvisare e non tornai più la stessa.
Mi scoprì a guardare quei video di nascosto. Invece di arrabbiarsi, sorrise e chiese: «Davvero vuoi che un altro mi scopi davanti a te?».
Mi sono tirato fuori il cazzo fingendo di pisciare sotto un albero, aspettando di vedere se quello sconosciuto avrebbe osato avvicinarsi al buio del parco.
Avevo accettato un incontro sull’app tra venti minuti. Non immaginavo che quella stessa notte uno sconosciuto avrebbe deciso per me cosa fare del mio corpo e a chi consegnarlo.
Marcos mi fece passare per primo, come un gentiluomo dal sorriso storto. Dentro, su alcune tavole, due sconosciuti mi fissavano con la mano già sulla cerniera.
Dopo mezzanotte mi misi i tacchi rossi, aprii il cancello col telecomando e uscii a camminare. Volevo solo sentirmi guardata. Non immaginavo che qualcuno si sarebbe fermato.
Lui mi guardava dal divano mentre mi inginocchiavo davanti allo sconosciuto che avevo scelto al bancone del bar. Era la mia prima notte da puttana.
Sono arrivato alle due di notte con la bocca secca e un solo pensiero in testa: quella sera non avrei posto alcun limite, qualunque cosa accadesse tra i padiglioni.
L’avevo provato prima e avevo sentito solo dolore. Quella notte, in una stanza d’hotel con uno sconosciuto, scoprii quanto mi sbagliavo.
La seguii in strada convinto che sarebbe stata una notte come tante. Non immaginavo cosa nascondesse sotto quel vestito aderente né fin dove mi avrebbe portato.
Le chiesi di aprire le gambe al distributore e all’addetto quasi uscirono gli occhi dalle orbite. Quella mattina capimmo che il morbo di farci guardare ci dominava completamente.