Catturata nella giungla e legata alla mercé della tribù
Uscii da sola a esplorare la zona nord e un colpo alla nuca cambiò tutto. Mi svegliai circondata da sconosciuti, senza vestiti e senza via di fuga.
Uscii da sola a esplorare la zona nord e un colpo alla nuca cambiò tutto. Mi svegliai circondata da sconosciuti, senza vestiti e senza via di fuga.
Accettai di salire in una stanza con dodici materassini sul pavimento, senza immaginare che quella mattina non me ne sarei andato con un solo uomo marchiato sulla pelle.
Quando aprii la porta, mi aspettavo una busta di carta e un «buongiorno». Non mi aspettavo che restasse a guardare dentro e mi chiedesse, a bassa voce, se vivessi da solo.
Scese dal piano del piacere in un appartamento di Ruzafa e, appena il desiderio della strada le sfiorò la pelle, capì che nemmeno i vestiti più larghi avrebbero contenuto ciò che era.
Tardavo apposta a darle il cappotto, godendomi il modo in cui gli uomini la guardavano. Non immaginavo che uno avrebbe osato tanto davanti a me.
Non ti conoscevamo affatto, ma passasti tutto il pomeriggio con la mano nel costume, a guardarci giocare. E noi lo sapevamo fin dall’inizio.
Piangeva ubriaca sulla mia spalla dicendo che nessuno la desiderava più. Non immaginava che la stessa notte, sulla sabbia, le avrei dimostrato esattamente il contrario.
Da mesi fantasticavamo sull’idea. Quella notte, mentre lei saliva le scale dietro la cameriera, capii che avrei guardato tutto dalla stanza accanto.
Ero appena uscito dalla doccia quando vidi il suo messaggio sullo schermo. Non era quello che cercavo, ma la sua foto mi fece cambiare i piani quel pomeriggio stesso.
Mi fermai al semaforo solo per curiosità. Un'ora dopo ero supino, a chiederle piano, mentre scoprivo un lato di me che fingevano da anni non esistesse.
Il mio annuncio era per uomini, sempre. Ma quel pomeriggio, quando lessi il suo messaggio, capii che avrei infranto la mia stessa regola e mi sarei complicata la vita.
Quel pomeriggio girai il telescopio senza aspettarmi nulla di nuovo, e la vidi: in ginocchio sulla sedia, ignara che uno sconosciuto a trenta metri la osservava in silenzio.
Quando mi disse il totale e contai le banconote, capii che mi mancavano quattromila pesos. La guardai, appoggiai i gomiti sul bancone e le sussurrai qualcosa all’orecchio.
Presi la stanza e spensi le luci per farmi viziare come mai prima. Finché la mia mano non cercò tra le sue gambe e trovò qualcosa che non avrei mai immaginato.
Per anni aveva appoggiato l’orecchio ai muri dei motel a buon mercato. Una notte trovò un forum che prometteva qualcosa di più: cabine con vista sul piacere altrui.
Il suo nick diceva «travesti attiva» e io avevo appena una sola esperienza alle spalle. Quel pomeriggio, in un hotel vicino alla metro, imparai cosa vuol dire essere davvero sottomesso.
Sembro vestita da uomo, ma sotto i pantaloni porto il pizzo. Quella mattina, nell’ultimo vagone, qualcuno se ne accorse e non riuscì più a staccarmi gli occhi di dosso.
Volevo che la immaginassero da lontano. Non mi aspettavo che fosse lei a organizzare la scena, né che il mio complice sullo schermo comparisse con una torcia in mano.
Avevo nello zaino il mio vestito fucsia e in testa un solo pensiero: quella notte sarei stata di tutti quelli che avrebbero pagato per me.
Quando mi sussurrò che era fradicia e mi chiese scusa, capii che la fantasia ci era sfuggita di mano. E lo sconosciuto non aveva ancora fatto il peggio.