Il giorno in cui uscii vestita da travestito per la prima volta
Quella mattina mi rasai le gambe, mi misi le platform bianche e scesi dall’auto sapendo che tutta la gente per strada mi avrebbe guardata. E infatti mi guardarono.
Quella mattina mi rasai le gambe, mi misi le platform bianche e scesi dall’auto sapendo che tutta la gente per strada mi avrebbe guardata. E infatti mi guardarono.
Sono sposata. Sono etero. Questo ero io quando sono entrata nel bagno del centro commerciale. Quello che ero quindici minuti dopo, non ne sono più così sicura.
Feci appena pochi passi e il cellulare cominciò a vibrare senza sosta. Era lei, e non aveva alcuna intenzione di lasciarmi andare così facilmente quella notte.
Quando spinsi la porta metallica pensavo di trovarlo da solo, come sempre. Ma sotto quella lampadina sospesa c’erano altri quattro uomini, e nessuno sembrava avere fretta.
Entrai in bagno da uomo e ne uscii con un minivestito e delle platform. La mia ragazza mi aspettava in sala con tre sconosciuti e un sorriso che diceva tutto.
Indossava una minigonna, calze nere e occhiali da sole che mi impedivano di capire quando mi stesse sgamando. Finché smise di fingere e iniziò a giocare con me.
Il receptionist gli fece l’occhiolino consegnandogli l’asciugamano. Quel gesto fu solo l’inizio: in ogni sala lo aspettava un corpo diverso e un nuovo calore.
Sono sceso dall’autobus con la testa in fiamme e i pantaloni stretti. Sapevo perché andavo nel terreno incolto, ma non che sarei stato scopato tre volte di fila.
Quando vibra il telefono alle quattro del mattino so che è lui, che nessun altro lo ha voluto stanotte e che pagherà qualsiasi cifra pur di farmi andare.
Quando Diego chiuse la porta del furgone e sparì verso le luci del supermercato, seppi che avevo mezz’ora per fare tutto ciò che immaginavo da mesi.
Gli restituìi lo sguardo con il foglietto in tasca, senza sapere ancora che quel pomeriggio avrei chiamato il suo numero e scoperto fin dove arrivava la sua proposta.
Voglio mettermi la parrucca, truccarmi e abbandonarmi a uno sconosciuto che abbia letto i miei racconti. Una sola notte, senza impegni, prima che sia tardi.
Avevo quarantasette suoi messaggi quando tornai al gioco, e finivano tutti con la stessa immagine: il suo avatar seduto sulla panchina vuota, ad aspettarmi a ore diverse.
Carla entrò nel bagno isolato del festival trattenendosi come poteva e rimase ipnotizzata dal pelo rosa della sconosciuta che stava pisciando davanti a lei.
Sono arrivata presto in piscina con un bikini che lasciava poco all’immaginazione. Volevo capire se la ragazza dal sorriso malizioso si sarebbe spinta oltre.
La chiave cadde nell’acqua e la porta posteriore si bloccò. Intrappolati in un metro quadrato, ammanettati e seminudi, scoprimmo qualcosa che nessuno dei due immaginava.
I miei amici passeggiavano ridendo tra le vetrine. Io mi fermai davanti alla sua e, dal modo in cui mi ricambiò lo sguardo, seppi che quella notte non era per loro.
Mi dissi che era solo curiosità. Caricai quattro foto, misi il mio nome falso e aspettai di vedere se mi guardavano ancora. Quella stessa settimana apparve Matías.
Salii sul furgone di un gruppo di turisti senza pensarci due volte. Il mio ragazzo sarebbe tornato dal supermercato tra dieci minuti. A me ne bastava uno.
Quando le sue dita hanno sfiorato le mie sopra il tavolo, ho capito che quella notte avrei recuperato qualcosa che la mia ragazza mi stava facendo dimenticare, poco a poco.