Il pomeriggio in cui una travesti conobbe il suo vero macho
Chiusi gli occhi, alzai il culo e aspettai di sentire la sua voce. Niente lingerie né flirt: solo trovarmi nuda e pronta perché mantenesse la sua promessa.
Chiusi gli occhi, alzai il culo e aspettai di sentire la sua voce. Niente lingerie né flirt: solo trovarmi nuda e pronta perché mantenesse la sua promessa.
Abbassai i pantaloni macchiati di caffè convinto che fosse il mio grande momento. Non sapevo che proprio allora sarebbe entrata sua sorella maggiore.
La conobbi in un’app di lettura. Capelli neri, alta, intimidatoria. Accettai di essere la sua sottomessa perché non credevo che una donna così mi guardasse due volte.
Mancavano due ore alla videochiamata e il mio corpo già tremava. Non mi sarei toccata neanche una volta; bastava scrivere ciò che dovevo fare su me stessa.
Non l’ho mai visto di persona. Mi sono bastate le mie parole, un altare di candele e la certezza che un uomo può inginocchiarsi davanti a qualcuno che non gli restituirà mai il gesto.
Gli concessi trenta giorni per dimostrarmi che serviva a qualcosa. La prima notte non gli permisi di toccarsi: solo accendere una candela, obbedire e attendere la mia punizione.
È salita sul palco con un vestito rosso e una voce impossibile. Non immaginava che cantare così bene sarebbe stata la trappola con cui il suo produttore l’avrebbe rinchiusa per sempre.
Se ne rideva, nuda e trionfante, convinta di averli usati. Non vide l’odio crescere nei loro sguardi finché non fu troppo tardi.
C’era solo una cosa che avevano proibito di farmi, ed era proprio l’unica che desideravo mentre mi usavano per un mese intero.
Rideva alle mie battute, mi toccava il braccio, e io credevo di averla in pugno. Non immaginavo che sarebbe stata lei a prendere il controllo quella notte nella stanza d’albergo.
Erano due anni che non toccavo nessuno quando lei ha risposto al mio messaggio con una sola domanda: «quando ci vediamo?». Non immaginavo come sarebbe finita quella notte.
Ho provato davanti allo specchio per settimane. La notte in cui misi il vestito nello zaino seppi che non c’era più ritorno: quella volta sarebbe stato vero.
Ero in pigiama, col caffè a metà e un romanzo bollente tra le mani, quando sentii la sua chiave nella porta e capii che quella mattina non sarebbe finita con la lettura.
Attraversammo l’oceano per festeggiare i nostri ventuno anni con loro. Quando scendemmo in salotto vestiti, i due ci aspettavano in piedi e capii che niente sarebbe stato più come prima.
Andrés aveva cinquantatré anni e un matrimonio finito quando lei gli sfiorò la mano con le unghie rosse e gli sussurrò di non aver paura di esplorare.
Sono uscito dalla palestra senza farmi la doccia, come mi aveva chiesto lui. Quella sera ho scoperto che obbedire a un altro uomo poteva darmi più piacere che comandare.
Ci odiavamo da secoli e volevamo ammazzarci. Non mi aspettavo di finire col suo cazzo fino in fondo mentre l’auto ci si sfaldava sotto.
Da un anno pulivo la sua casa senza che mi guardasse negli occhi. Il pomeriggio in cui mi tolsi le scarpe accanto alla piscina, scoprii che mi fissava i piedi da mesi.
Ero solo nel suo appartamento quando vidi i suoi sandali accanto al divano. Sapevo che non dovevo toccarli, ma quella notte scoprii di cosa ero capace per un capriccio che non avevo mai confessato.
Mi chiese di non lavarmi prima di andare. Pensai fosse solo un capriccio, ma quella notte scoprii fin dove poteva spingersi la mia stessa vergogna.