Mio cugino scoprì il mio segreto da travestito quell’estate
Credevo di avere la casa tutta per me per quattro giorni. Non avevo previsto che lui avesse le chiavi, le telecamere e una curiosità che non mi aveva mai confessato.
Credevo di avere la casa tutta per me per quattro giorni. Non avevo previsto che lui avesse le chiavi, le telecamere e una curiosità che non mi aveva mai confessato.
Ogni segno che le corde lasciano sulla mia pelle mi porta un po’ più vicino all’abisso. Ma è l’unica cosa che zittisce la sua voce... quella dell’uomo che ho lasciato morire.
«Scendi alle nove. Ben lavato, depilato e senza biancheria intima. Oggi ti usiamo in due.» Spensi il telefono con le mani che tremavano e cominciai a contare le ore.
I miei vecchi dicevano che quella vicina non era affidabile. Io sapevo solo che ogni volta che la incrociavo nell’ascensore facevo fatica a respirare e non capivo perché.
Gli consegnai il biglietto piegato e un preservativo senza dire una parola. Lo lesse, mi guardò da capo a piedi e disse solo: vieni con me. Per ore non riuscii più a pensare lucidamente.
Mi credevo la regina della camera da letto, intoccabile ed esigente. Poi sei sceso, mi hai aperto le gambe e ho scoperto quanto mi piaceva obbedirti senza protestare.
Quando tolsero il confinamento, avevo troppo desiderio da sopportare. Uscii di casa deciso a trovare ciò di cui avevo bisogno, senza immaginare che sarebbero stati in tre.
Llevavo settimane a masturbarmi ogni notte immaginando quello che lei viveva davvero. Finché un giovedì mi misi davanti allo specchio e decisi di smettere di immaginarlo.
Scendevo le scale di quel seminterrato con il cuore in gola e, prima ancora di pensarci due volte, ero già in ginocchio nella cabina in fondo.
Poteva annebbiare un’intera città col suo desiderio, ma quella notte fu Renata a chiudere il lucchetto, infilarsi la chiave in tasca e sorriderle come una carceriera innamorata.
Daniel mi vietava di toccarmi mentre mi scopava. La regola resistette fino alla notte in cui il camionista tornò in anticipo e ci sorprese in bagno.
Mi hanno lasciato i bauli sul letto e mi hanno ordinato di provare ogni capo. Quella notte ho capito che il viaggio non era una meta, ma la prova di quanto gli appartenessi.
Salì quegli scalini con il cuore a mille, senza immaginare che sarebbe uscita dall’appartamento trasformata in un’altra persona e con un nome di donna sulle labbra.
Da mesi aveva la chiave della mia gabbia appesa al collo, a ricordarmi chi comandava. Quel pomeriggio, nel magazzino, imparò che il potere cambia mano più in fretta di quanto si immagini.
Le confessai la fantasia alle undici e mezza di notte. Alle due di mattina avevamo già fissato l’appuntamento e io ero più spaventato di lei.
Il mio padrone piantò l’idea come un seme: denaro per il mio corpo e uno sconosciuto a osservare ogni dettaglio. Quel martedì uscii a realizzarla senza sapere come sarebbe finita.
Quella sera d'aprile sono uscita senza reggiseno e con un tanga minimo. Non sapevo che mio marito avrebbe frenato davanti al distributore abbandonato per farmi quello.
Per quattro giorni il bigliettino con il suo numero mi bruciò in tasca. Ogni notte ricordavo quell’umidità che colava e capii che avrei chiamato.
Passava i giorni a immaginare quel weekend: ogni ordine, ogni punizione, ogni limite infranto. Ho scritto tutto in un messaggio e ho premuto invio senza pensarci due volte.
Mi spogliai in silenzio, indossai le orecchie e il collare e mi infilai nel suo letto prima che si svegliasse. Gli dovevo troppo per continuare a fingere che volessi solo occuparmi di lui.