Segui il fornitore della fiera fino alla sua camera
Lavoravo in azienda da tre settimane quando si chinò sul tavolo e mi disse che avevo qualcosa che attirava l’attenzione. Quel pomeriggio lo seguii.
Lavoravo in azienda da tre settimane quando si chinò sul tavolo e mi disse che avevo qualcosa che attirava l’attenzione. Quel pomeriggio lo seguii.
Le lamentele dei vicini non la spaventavano; la eccitavano. In quell’ascensore sapeva di birra e di uomo sporco, e lei era già in ginocchio prima di arrivare all’ultimo piano.
Erano due settimane che nessuno mi usava come ne avevo bisogno, così mi sono messa il vestito più facile da togliere e sono andata nell'unico posto dove sapevo che non mi avrebbero mai detto di no.
Quella sera oltrepassò la tenda del retrobottega sapendo che avrebbe obbedito a ogni ordine, per quanto degradante, senza che nessuno la costringesse.
Gli ordinai di restare in ginocchio e non muoversi. Ciò che venne dopo gli insegnò che, con me, obbedire non è un’opzione: è l’unica regola che esiste.
Il receptionist mi consegnò un pacco senza mittente. Dentro c’era un plug di metallo e un biglietto con la sua grafia: «Per il nostro appuntamento, voglio che lo indossi».
Le avevo chiesto una sola condizione quella sera e, quando entrò dalla porta, capii dal modo in cui mi guardò che aveva deciso di obbedirmi fino in fondo.
Sparò il riscaldamento al massimo perché nessuno smettesse di sudare. Voleva che arrivassero stanchi, sporchi e affamati di farle tutto ciò che nessuno osava chiederle.
Vagavo con pochi vestiti addosso quando qualcosa di enorme e umido emerse dal folto e mi afferrò i polsi prima che potessi urlare.
Mi sedetti tra un uomo anziano e un ragazzo da mangiarselo. Poi il treno frenò di colpo, le luci si spensero e una mano cercò la mia.
Bastava usare un certo tono di voce e mio figlio mollava il controller, mia moglie si spogliava. Ci misi due settimane a capire cosa fare con un potere simile.
Mi sono svegliata sicura che fosse stato solo un sogno caliente. Poi ho visto la scatola sul tavolino del salotto, identica a quella del sogno, e il caffè mi è caduto dalle mani.
Per un anno ha sognato il giorno in cui avrebbe potuto restituirgli ogni inganno. La notte del Giorno dei Morti, un amuleto di ossidiana le offrì esattamente quello.
Quella notte di Halloween non si aspettava compagnia. Ma qualcosa di freddo si materializzò ai piedi del letto e sussurrò il suo nome come se lo conoscesse da tutta la morte.
Entrò senza invito, con un sorriso che prometteva piacere e nascondeva la fame. Quella notte, ogni corpo che toccò smise di appartenere per sempre a se stesso.
Se avessimo ordinato birra, ci saremmo salutati. Se avessimo ordinato vino, saremmo rimasti. Non avrei mai immaginato dove ci avrebbe portati quel bicchiere.
Confessare quante persone avevamo avuto è stato solo l’inizio. Quello che lei ha proposto quella notte, con il mio sapore ancora in bocca, non assomigliava a nulla di cui avessimo mai parlato.
Porto il tanga sotto il pantaloncino e nessuno lo sa. È il mio segreto in bici, l’inizio della fantasia che ripasso in testa all’infinito.
L’avevo contro il muro quando squillò il cellulare. Le ordinai di rispondere in videochiamata: la sua amica avrebbe visto fin dove arrivava la sua obbedienza.
Si ripeteva di essere una donna perbene, ma quella notte, nella stanza d’albergo, scoprì quanto desiderasse obbedire a ogni mio ordine.