Il fidanzato di mia cugina non mi ha riconosciuta al bar
Lo immaginavo da anni dall’altra parte della parete. Quella notte, sola a casa di mia zia, fu lui a suonare il campanello.
Lo immaginavo da anni dall’altra parte della parete. Quella notte, sola a casa di mia zia, fu lui a suonare il campanello.
Attraversammo il parco al buio e, prima che me ne rendessi conto, era in ginocchio davanti a me con un sorriso che ancora non riesco a togliermi dalla testa.
Quando mi restavano solo il reggiseno e il tanga, la mia amica salì sul palco e chiese che la musica ricominciasse da capo. Non voleva lasciarmi sola lassù.
Era appoggiata al muro, a guardare il cellulare, con un vestito nero che le stava troppo bene. Non fumava. Aspettava soltanto, e io ancora non sapevo chi.
Erano mesi che ci sfioravamo con lo sguardo in tribunale. Quel pomeriggio di fiera, tra due macchine e lontano da tutti, smettemmo di fingere.
Mi ero sistemata mille volte davanti allo specchio della mia stanza, ma quella notte, per la prima volta, non era solo per me. Qualcuno mi stava aspettando dall’altra parte della porta.
Avevo passato tutta la notte con tre uomini e mi sentivo ancora insaziabile. Così presi il telefono e scrissi: «Siete pronti a non farmi dormire per tutto il fine settimana?»
Maximiliano si vantava di essere l’alfa della sala finché lei non varcò la porta. Bastò un sussurro e il suo profumo perché il suo impero di fumo crollasse davanti a tutti.
Quando la donna più elegante del salone mi prese per mano e sussurrò «vieni con me», capii che quella notte non avrebbe somigliato a nessun'altra.
Quando salii sul pick-up con il mio ragazzo svenuto sul sedile dietro, suo padre aveva già quel sorriso di chi sa esattamente cosa sta per succedere.
Ho attraversato mezza Spagna per lasciarmi alle spalle quel pomeriggio in piscina, ma la musica e uno sconosciuto mi hanno trascinata a rifare ciò che avevo giurato di non provare più.
Quando i quattro ragazzi entrarono nell’appartamento alle cinque del mattino, capii che avrei vissuto qualcosa che non ho mai raccontato a nessuno.
Renata si nascondeva sempre dietro Camila e Marisol. Quella notte, sulla sabbia calda e lontano da casa, decise che non voleva più restare a guardare dalla riva.
Quando le aprii la porta di casa capii che quella donna mi avrebbe rovinato la serata. Non immaginavo fino a che punto, né dove sarebbe finita in ginocchio davanti a me.
Lo legai con un guinzaglio sottile attorno a tutto ciò che gli importava e, quando tirai per la prima volta, seppi che quella notte sarebbe stata mia dall’inizio alla fine.
Attraversai la porta aspettandomi una festa normale. Trovai un patio pieno di ragazze in bikini, nessun altro uomo e un’hostess con un sorriso tutt’altro che amichevole.
Ho la bocca secca, la testa sul punto di esplodere e non riconosco questo letto. Accanto a me dormono corpi nudi che la notte scorsa ho conosciuto fin troppo bene.
Una settimana dopo la festa continuavo a pensarci. Così ho scritto a tutti, mi sono messa il vestito più corto e sono andata nella casa dove sapevo che nessuno ci avrebbe interrotti.
Quando Mariana scese vestita in modo diverso e le sue amiche la seguirono, capii che quella riunione d’ufficio non sarebbe finita come nessun’altra serata tra conoscenti.
La mia amica mi spinse di nuovo sul divano, mi disse di non muovermi, e quando cercai di capire cosa stesse succedendo c’erano già delle mani che mi aprivano le gambe.