Quello che è successo sugli scivoli con le amiche della mia ragazza
Le lasciai camminare davanti a me per guardarle senza ritegno. Non immaginavo che, prima di mezzogiorno, entrambe mi avrebbero chiamato con un gesto da dietro le palme.
Le lasciai camminare davanti a me per guardarle senza ritegno. Non immaginavo che, prima di mezzogiorno, entrambe mi avrebbero chiamato con un gesto da dietro le palme.
Mi svegliò la sua bocca attorno al mio cazzo e capii che il secondo giorno nella casa sulla spiaggia sarebbe stato ancora più lungo del primo.
Era l’ultima notte e non c’erano più turni né giochi: solo otto amici, tanta pelle e la promessa silenziosa che nessuno sarebbe rimasto a bocca asciutta.
Ci addormentammo nude al sole, e quando apriamo gli occhi quattro paia di occhi giovani ci stavano guardando dal bordo della piscina.
—Solo a guardare —sussurrò lei sulla porta del club. Ma le mani degli sconosciuti già cercavano la sua pelle, e io non riuscivo a staccare gli occhi né a fermarlo.
Siamo uscite a prendere il sole senza segni e senza nessuno intorno. Quello che non immaginavamo era quanti ce ne saremmo ritrovati addosso prima di tornare in acqua.
Stese al sole dopo quello che era appena successo, li sentivamo ridere di lui perché non aveva osato avvicinarsi. Ed è stato proprio quello a farci alzare.
Per metà della mia vita ho creduto di avere tutto, finché la vidi sulla linea di produzione e capii che non mi sarei fermata finché non l’avessi avuta nel mio letto.
Vent’anni separavano Mariana dalla sua maestra, ma quando quella mano si fermò sul fianco durante la prova, capì che non la guardava più allo stesso modo.
Pensavo di averla messa con le spalle al muro. Ci misi un secondo a capire che l’unica intrappolata in quella casa vuota ero io.
Bruno mi aveva spezzato di nuovo il cuore, ma ad aspettarmi in quella casa fuori città non c’era lui, bensì sua madre, con un vestito che non lasciava nulla all’immaginazione.
Ogni volta che passava accanto alla mia scrivania perdevo il filo di ciò che stavo facendo. Non immaginavo che una sola distrazione avrebbe svelato tutto quello che provavo per lei.
Arrivammo al club poco dopo mezzanotte senza sapere bene cosa cercassimo. Lo capimmo quando Mara uscì dall’acqua, ci guardò entrambi e sorrise come se ci conoscesse già.
Quando Marina li portò sul divano e chiese di cominciare con calma, capii che quella cena con la coppia della palestra non sarebbe finita come tutte le altre.
Era nuda sulle ginocchia del suo ragazzo, ancora ansimante, quando lo disse con mezzo sorriso: «Già che ci siamo messi… potremmo continuare». Nessuno se lo aspettava da lei.
Erano in luna di miele e ci chiesero di insegnar loro quello che sapevamo. Io e mio marito ci guardammo: quella notte sarebbe stata lunghissima.
Aprii la porta con un vestitino leggero e niente sotto. Il ragazzo che mi portava i fiori non sapeva che quel pomeriggio di caldo il mazzo contava poco.
Mi mancava una settimana al matrimonio quando mi sedetti al centro del salone e lasciai che uno sconosciuto mi convincesse a entrare in quella stanza.
Mentre lui ripone le pedine del domino e va al circolo, lei ha già il corpo in fiamme pensando a ciò che la aspetta in quell’appartamento da studenti.
Si sedette sul divano, a un palmo da me, con quella faccia da bambino pentito che gli riusciva così bene. E io, che da settimane non dormivo, capii che gli avrei perdonato ancora una volta.