La sconosciuta che mi scrisse e mi sedusse al cinema
«Attenta a ciò che desideri», dicono. Io l’avevo desiderato così tanto che una sera, nella penombra di una sala vuota, una sconosciuta mi mostrò ciò che fingevo da anni di non volere.
«Attenta a ciò che desideri», dicono. Io l’avevo desiderato così tanto che una sera, nella penombra di una sala vuota, una sconosciuta mi mostrò ciò che fingevo da anni di non volere.
Non era stagione di saldi e il negozio era vuoto. La commessa bionda mi seguì fino al camerino con una scusa, e io lasciai apposta la tenda aperta.
Scesa dal bagno, me la ritrovai in ginocchio davanti a lui. Invece di fermarlo, mi sedetti sulla poltrona di fronte e decisi di guardare fino in fondo.
Llevaba el huevo vibrante puesto desde que salieron del hotel, y Lorenzo decidía cuándo correrse delante de todos. Esa noche su marido ya no era parte de la ecuación.
Salì in macchina pensando solo al viaggio. Dieci minuti dopo, la mia capa era sopra di me, sua sorella si voltava per non perdere nemmeno un dettaglio e suo marito sorrideva dallo specchietto.
Mia moglie giurava che non avrebbe mai varcato quella porta. Tre ore dopo era lei a supplicarmi di non fermarci davanti a tutti.
Erano andati in cerca di azione, ma il locale era morto. Poi una coppia timida si fermò al bancone senza sapere dove si fosse cacciata.
Abbassai la voce per raccontarle di quando un austriaco mi fotografò nuda sulla spiaggia, senza immaginare che quella storia ci avrebbe spinte a vivere la stessa cosa insieme.
Cercavamo un dildo nuovo lontano da casa, dove nessuno ci conoscesse. Quello che accadde in quella cabina lasciò il giocattolo dimenticato a terra.
Da anni fingo a letto. Quella sera, mentre lui ordinava un altro drink, incrociai lo sguardo di un uomo al bancone e capii che non sarei tornata sola dal bagno.
Scese le scale con il cuore accelerato e il vestito aderente alla pelle nuda. Sapeva che lui la osservava dalla finestra, e che quella notte il gioco non aveva più ritorno.
Sono sceso nella caletta più isolata per godermi il sole, ma dietro quell’ombrellone sdraiato c’era qualcosa che non avrei dovuto vedere. E mi venne un’idea.
Entrai nella stanza vestita da mimo, con un trench sopra la lingerie e la certezza che quella notte avrei fatto qualcosa di cui non mi sarei mai pentita.
Quel cazzo che l’aveva fatta tremare sabato apparteneva all’uomo che lunedì avrebbe firmato le sue valutazioni. E nessuno dei due aveva intenzione di fermarsi.
Aveva quarantasette anni e una sete che nessun uomo le aveva mai placato. All’alba, nel parco deserto, decise che non avrebbe più finto il contrario.
Di giorno aveva un nome comune e passi pratici. Di notte, tra luci rosse, sceglieva uno sconosciuto e non sbagliava mai.
Tornavamo dal cinema infreddoliti, ma appena le porte dell’ascensore si chiusero capii che quella notte non saremmo saliti dritti a dormire.
Quando la porta del box si aprì di pochi centimetri, capii che Nuria mi stava lasciando guardare apposta. Quello che non immaginavo era come sarebbe finita la notte.
Si sedette proprio accanto a me, anche se la sala era quasi vuota. Il suo ginocchio sfiorò il mio e non si ritrasse. Poi la sua bocca cercò il mio orecchio e capii che quel pomeriggio gli apparteneva.
Scelse l’orinatoio accanto senza pensarci. Quando i loro sguardi si incrociarono nello specchio, capì che nessuno dei due era entrato solo per lavarsi le mani.