La notte nel jazz club che non ho mai confessato
Quella notte siamo scese ventidue scalini fino al seminterrato dove suonava il sax. Quello che è successo laggiù non l’ho mai detto a nessuno.
Quella notte siamo scese ventidue scalini fino al seminterrato dove suonava il sax. Quello che è successo laggiù non l’ho mai detto a nessuno.
Incrociai le braccia per nascondere ciò che il freddo della sala aveva tradito in me. Poi si sedette accanto a me, senza chiedere permesso, come se il posto fosse suo.
Scendevo le scale di quel seminterrato con il cuore in gola e, prima ancora di pensarci due volte, ero già in ginocchio nella cabina in fondo.
Poteva annebbiare un’intera città col suo desiderio, ma quella notte fu Renata a chiudere il lucchetto, infilarsi la chiave in tasca e sorriderle come una carceriera innamorata.
Facevo pagare caro e sceglievo con chi. Quell’invito sullo yacht sembrava uno qualunque, finché in spiaggia non apparve l’unico che non volle trattarmi come le altre.
Avanzavo al fianco della mia sponsor, non dietro di lei come gli altri casi. Ero quello con la valutazione migliore, e quella notte tutte volevano comprarmi.
L’abito macchiato era ancora appeso alla porta come un trofeo, e lei non aveva più paura di nessuno specchio né di nessuno sguardo.
Cinque amici del capo, una casa in affitto e una partita di poker. Diego sapeva come mi sarei vestita a ogni giro; nessuno sapeva come sarebbe finita la notte.
Ero distratta con il cellulare quando sentii le sue mani sulle costole. Quella notte, in cortile, tra noi non rimase più nulla d’innocente.
Sapevo che prima o poi sarebbe venuto a cercarmi. Dovevo solo aspettare sotto il lampione e lasciare che il suo senso di colpa facesse il resto al posto mio.
Il parchimetro era scaduto e lui stava già inginocchiandosi con il bloccaruote. Mi restavano pochi secondi per convincerlo in un altro modo.
Non avrei mai pensato che inginocchiarmi davanti a lui, in silenzio e di nascosto, sarebbe diventato il mio piacere preferito. Ma quell’ora libera cambiò tutto.
Le toccò il meccanico che aveva tenuto d’occhio dalla fila. Quando le passò il suo telefono «nel caso l’auto avesse problemi», sapevano entrambi che dell’auto importava poco.
Se non ti hanno mai fatto un buon pompino, non sai di cosa parlo. E no, non mi riferisco a venire nella sua bocca. Ti racconterò il segreto che ho scoperto per caso.
Aprii la porta della capanna aspettandomi un letto libero e mi trovai davanti cinque sconosciute mezze vestite. Quella stessa notte capii perché viaggio da solo.
Credevamo di essere soli nella caletta nascosta, finché non notai che quei tre non ci staccavano gli occhi di dosso. E a noi non dispiaceva affatto essere guardati.
Legata sotto i riflettori e con il suo sguardo piantato nella mia nuca, capii che quella notte il vero spettacolo era lui: costretto a vedere tutto ciò che si era rifiutato di darmi.
Sono salita nel vagone più pieno per sfuggire a delle mani che non volevo, senza immaginare che avrei finito per cercarne altre davanti a tutta la banchina.
Due sconosciuti mi filmavano da sotto il tavolo mentre lui mi ordinava di stare ferma. Il peggio era che mi piaceva essere lo spettacolo di tutta la sala.
Il mio padrone piantò l’idea come un seme: denaro per il mio corpo e uno sconosciuto a osservare ogni dettaglio. Quel martedì uscii a realizzarla senza sapere come sarebbe finita.