Festa, gelosia e sottomissione tra amiche
Ci siamo finte una coppia per evitare gli idioti, ma tra alcol, gelosia e sfregamenti abbiamo oltrepassato una linea che non potevo più fingere di non vedere.
Ci siamo finte una coppia per evitare gli idioti, ma tra alcol, gelosia e sfregamenti abbiamo oltrepassato una linea che non potevo più fingere di non vedere.
Quando accettò che la mettessi alla prova prima del suo primo appuntamento, capii che non si poteva più tornare indietro.
Dovevo solo vendergli un tanga bagnato, ma quando mi diede il primo ordine ero già a gambe aperte, tremante e desiderosa di obbedire.
Quando mi inginocchiai davanti a lei pensavo di poter resistere. Mezz’ora dopo avevo il suo piede in faccia e non sapevo più dove finisse la mia volontà.
L’odore tra le mie gambe mi faceva già ardere, ma non immaginavo chi avrebbe usato quel feticismo per mettermi in ginocchio.
In galleria fingevo di avere tutto sotto controllo, finché uno sconosciuto mi ordinò di lasciare il calice e obbedire.
Quando chiuse la porta dello studio e mi ordinò di guardarmi nel vetro, capii che quella notte non ne sarei uscita intatta.
Appena chiusi la porta di casa, mi facesti girare, mi bendasti gli occhi e mi ordinasti di obbedire senza fare una sola domanda.
Tutto cominciò con ordini assurdi in ufficio e finì con me a gambe aperte per clienti, sconosciuti e feste impossibili da dimenticare.
Appena lo lasciò davanti al portone capì che non sarebbe arrivato a casa senza toccarsi. Parcheggiò nel primo spazio buio che trovò e abbassò la mano sul rigonfiamento dei pantaloni.
Cominciò con un ordine davanti allo specchio e finì in ginocchio, mentre allargava le gambe e mi chiedeva di portarlo molto più lontano.
Dopo quella prima pompa in auto, capii che con lui non avrei conosciuto una storia tranquilla, ma un’ossessione sempre più bollente.
Da due anni ingoiavo i suoi insulti. Poi trovai il file che cambiava tutto e capii esattamente come fargli pagare ogni umiliazione.
Lui si aspettava una nobildonna formosa ed esperta; ricevette una moglie minuta e silenziosa. Quella notte lei decise di dimostrargli quanto si fosse sbagliato su di lei.
Avevo ventiquattro anni e credevo di sapere cosa mi piacesse, finché quell’uomo maturo mi guardò dall’altra parte della cucina e tutto crollò.
Mi vestii per provocarlo, certa che stavolta avrei avuto io il controllo. Non immaginavo che sarebbe bastato un suo sguardo per mandare in frantumi ogni mia sicurezza.
La conobbi al bar dell’albergo: elegante, coi capelli corti e biondi, e un sorriso che aveva già deciso cosa sarebbe successo tra noi. Non immaginavo perché mi avesse scelto.
Era alto, divertente e non era affatto il mio tipo. Ma quella notte salii sulla sua macchina sapendo di andarmi a cacciare nei guai, e non me ne pentii.
Preparai la colazione gattonando per non svegliarla. Non immaginavo che prima di sera mi avrebbe spiegato con un sorriso che ero soltanto un suo investimento.
Da mesi era Renata solo di notte, finché il suo vecchio rivale la riconosce per strada e trasforma anni di ostilità in un desiderio irresistibile.