Quello che iniziò tra tre persone su una terrazza di Ruzafa
Quel pomeriggio volevo solo correggere alcuni bozzetti su una terrazza. Finì che condivisi birre con loro e, settimane dopo, molto più della conversazione.
Quel pomeriggio volevo solo correggere alcuni bozzetti su una terrazza. Finì che condivisi birre con loro e, settimane dopo, molto più della conversazione.
Tre gin tonic, due colleghi che conoscevo appena e un divano. Quella che era iniziata come una chiacchierata d’ufficio si trasformò nella notte più inattesa della mia vita.
Lei uscì a metà mattina e l’appartamento rimase in silenzio. Restammo solo io e lui, e quello che la notte prima aveva risvegliato non si poteva più ignorare.
Lei era così nervosa che a malapena mi reggeva lo sguardo. Lui voleva provarci con me per la prima volta. Io dovevo solo prenderli per mano finché la paura non fosse sparita.
Quella notte accanto alla piscina credevo mi aspettasse soltanto un ballo. Non immaginavo che Marina custodisse da dieci anni una promessa destinata a trascinare entrambi.
Dormivamo sempre nello stesso letto e ci raccontavamo tutto. Quella notte, con un bicchiere di troppo, Renata mi prese il viso e mi baciò come mai prima.
Salii in macchina aspettandomi un pomeriggio con lui, ma sul sedile posteriore c’era qualcun altro, e capii subito dove voleva andare a parare la cosa.
L’avevo vista passare da ragazzo timido a donna mozzafiato. Quel pomeriggio di caldo, con la pizza che si raffreddava sul tavolo, fu lei a chinarsi per baciarmi per prima.
Le legai la benda con cura e le chiesi di sentire soltanto. Non sapeva che dietro la tenda c’era qualcun’altra ad aspettare il suo turno.
Pubblicai un annuncio cercando due gentiluomini discreti. Quando aprii la porta della suite e li vidi entrambi ad aspettarmi, capii che quella notte non ci sarebbero stati limiti.
Tre mesi sola con sua figlia e il letto freddo. Quando un messaggio le offrì un’estate lontano da tutto, non immaginò che in quella casa l’avrebbero aspettata in due.
Pensavo fosse una semplice pulizia di routine. Ma quando mi invitò a casa sua quella sera, scoprii che mi aspettava una sorpresa seduta sul divano.
L’ho vista dirigere il trasloco con quella voce roca e ho capito che non me la sarei più tolta dalla testa. Non immaginavo cosa nascondesse sotto il corsetto.
Credevo di avere la casa tutta per me per quattro giorni. Non avevo previsto che lui avesse le chiavi, le telecamere e una curiosità che non mi aveva mai confessato.
Gli dissi di sì perché mi eccitava più di lei. Quello che non calcolai fu addormentarmi proprio quando stava per iniziare il bello.
Avevo diciannove anni e mi credevo intoccabile, finché quella notte un uomo che mi raddoppiava l’età mi fece capire quanto mi sbagliavo.
Era l’ultima persona che mi aspettavo di vedere quel pomeriggio. Aprii la porta ancora assonnata e, vedendolo lì con quel mezzo sorriso, mi si seccò la bocca.
Ho detto che il mio corpo avrebbe resistito a tutto. Era una bugia, ma non potevo più tirarmi indietro davanti a loro tre.
Tutti la chiamavano la facile della facoltà. Io volevo solo che mi spiegasse, senza giri di parole né vergogna, come fare quel passo con il mio ragazzo senza farmi male.
Bastò uno sguardo di Renata per farmi capire: aveva visto tutto il pomeriggio prima e ora voleva la sua parte, senza possibilità di rifiutare.