La notte nel jazz club che non ho mai confessato
Quella notte siamo scese ventidue scalini fino al seminterrato dove suonava il sax. Quello che è successo laggiù non l’ho mai detto a nessuno.
Quella notte siamo scese ventidue scalini fino al seminterrato dove suonava il sax. Quello che è successo laggiù non l’ho mai detto a nessuno.
Bevé il liquido viola una sola volta, per vendetta. Ma il suo nuovo corpo imparò quella notte qualcosa che la sua mente da uomo non avrebbe mai potuto dimenticare.
Facevo pagare caro e sceglievo con chi. Quell’invito sullo yacht sembrava uno qualunque, finché in spiaggia non apparve l’unico che non volle trattarmi come le altre.
Avanzavo al fianco della mia sponsor, non dietro di lei come gli altri casi. Ero quello con la valutazione migliore, e quella notte tutte volevano comprarmi.
L’abito macchiato era ancora appeso alla porta come un trofeo, e lei non aveva più paura di nessuno specchio né di nessuno sguardo.
Scesi dall’aereo senza sapere che quel viaggio sarebbe finito con la sua mano stretta sulla mia vita nella sabbia, e con me che desideravo non arrivasse mai l’alba.
Lorena mi vestì come la donna più desiderata della notte, mi sussurrò che otto uomini aspettavano e, per la prima volta, non volli fuggire da ciò che sentivo.
Teneva il vassoio tremando, la gonna che gli risaliva sulle cosce, mentre loro brindavano e ridevano. Quella notte non era un invitato: era il giocattolo della festa.
Sono salita sul catamarano per perdermi un po’ dal mondo. Non avrei mai immaginato che sarei finita nuda, circondata, e che sarei stata io a non volere che finisse.
Sono tornato al ritrovo per un bacio rimasto in sospeso dai tempi delle superiori. Non immaginavo che quella notte, con la bottiglia che girava, saremmo finiti in tre nello stesso letto.
Attraversai il salotto con il cuore in gola, mi inginocchiai accanto a lei e capii che, dopo quella notte, mia madre non mi avrebbe più vista come la piccola di casa.
Quando entrai nella villa c’erano solo trenta uomini in abito elegante e un bicchiere ad aspettarmi. Mi ci volle poco per capire per cosa mi avessero pagata tanto.
C’era solo una cosa che avevano proibito di farmi, ed era proprio l’unica che desideravo mentre mi usavano per un mese intero.
Siamo scese dalla festa alle quattro del mattino credendo che la notte fosse finita. In realtà, in quella casa enorme stava appena cominciando.
Quando salii sul tavolo per ballare per loro, capii che non sarei scesa allo stesso modo. Erano dieci, poi diventarono dodici, e nessuno rimase a bocca asciutta.
Quando la porta si aprì e lei entrò con quel cappotto di pelle, capii che quella notte tra donne avrebbe cambiato qualcosa dentro di me che non avrei più potuto ignorare.
Ubriaca e distrutta dopo aver perso il lavoro, dissi sì ai suoi giochi di sguardi. «Solo cinque minuti in bagno», mi promise. Non immaginavo fin dove volesse arrivare.
Pensai che fosse un bacio a stampo, innocente, per farci una risata. Ma la sua bocca restò sulla mia più del dovuto e capii che quella notte non avremmo dormito da amiche.
La carioca si sedette tra loro come se la notte le appartenesse. «Dolci o di quelli che spaccano?», chiese. Nessuno dei due immaginava cosa restasse da scoprire.
Sono andata a cercare mio marito gelosa, e l’uomo con cui ballavo mi ha fermata: «Lascia stare, gli ho dato io il permesso». Non capii nulla finché il suo corpo non si incollò al mio.