La mia confessione di quella notte di Capodanno in hotel
Salii in hotel con un completo di pizzo rosso sotto il vestito che lui non aveva ancora visto. Eravamo in attesa di quel momento da sette mesi.
Salii in hotel con un completo di pizzo rosso sotto il vestito che lui non aveva ancora visto. Eravamo in attesa di quel momento da sette mesi.
Scendemmo in cucina con lo sguardo serio. Pensai che fosse la fine. Quello che dissero dopo trasformò quella notte in qualcosa che nessuno avrebbe potuto annullare.
Il sabato in cui la casa rimase vuota, mia suocera apparve scalza in cucina, con un completino che non era per suo marito, e sorrise come se sapesse già il finale.
L’abito era in voile blu, quasi trasparente. Mio padre era davanti. Mio marito a sinistra. E l’ospite francese non aveva ancora capito cosa sarebbe successo quella notte.
Da solo in casa, con un tanga addosso e le labbra dipinte di rosso, mi guardai allo specchio e non provai vergogna. Provai qualcosa di molto più interessante.
Indossava calze a rete e una gonnellina nera. Io restavo a due metri, fingendomi uno qualunque, mentre lui la divorava con gli occhi dal pavimento.
Avevo aspettato mesi per quel sabato. Tacchi alti, lingerie di pizzo, la tenuta tutta per me. Nessuno doveva vedermi. Poi arrivò Roberto dalla tenuta di fronte.
La scommessa era semplice: vince il costume più audace. Quello che Sonia non si aspettava era che Vera uscisse dalla sua stanza con nient’altro che un arco e un sorriso.
Il pacco arrivò un martedì senza preavviso. Dentro, tre bikini scelti da lui da solo. Il biglietto diceva: «Provateli questo pomeriggio. Due foto di ciascuno. Non improvvisare gli angoli.»
Ero nuda quando sentii la musica. Mi voltai e c’era Sofia, in ginocchio, con una scatolina tra le mani e gli occhi pieni di lacrime.
Nadia mi strinse la mano prima di entrare. Pensai: o ci licenziano o ci sposiamo. Uscimmo con una data e con un desiderio urgente di festeggiare.
Qualche mese fa vi ho raccontato il primo trio di Camila. Questa volta, quando è tornata a sedersi sul mio letto, ho capito che la storia sarebbe stata ancora più intensa.
Per anni ho tenuto nello zaino in macchina tutta la mia lingerie, per ogni evenienza. Quel giovedì, finalmente, è arrivato il momento.
Avevo la sua biancheria intima in una mano e il telefono nell’altra quando sentii la porta d’ingresso aprirsi. Camila era lì, a guardarmi dal corridoio.
Prima che suonasse il campanello, mi inginocchiai davanti a lui in cucina. Volevo aprire la porta con il suo sapore ancora sulle labbra e accoglierli con un sorriso complice.
Stava in cucina con dei vestiti che non le avevo mai visto, e quando mi sfiorò la spalla passando, in me si svegliò qualcosa che non aveva diritto di esistere.
Mi ha chiesto un rapidino mentre scrivevo. È uscito dal bagno profumando di lui e io mi sono messa le calze di pizzo. Il resto me lo gusto ancora.