Mi sono spogliata in piena strada e lui mi ha trovata così
Erano le undici di sera, la strada era deserta e decisi di togliermi i vestiti proprio lì. Non immaginavo che qualcuno barcollante all’angolo mi stesse osservando.
Erano le undici di sera, la strada era deserta e decisi di togliermi i vestiti proprio lì. Non immaginavo che qualcuno barcollante all’angolo mi stesse osservando.
Da mesi giocavamo a farla guardare senza che lei lo sapesse. Quella notte, con due amici sul divano, scoprii che era lei a controllare il gioco fin dall’inizio.
I due asciugamani sull’attaccapanni mi avvertirono che non ero solo. La cosa intelligente sarebbe stata andarmene. Invece rimasi incollato al vetro.
Il cellulare squillò alle sei con tre baci del suo amico, e Amparo capì, prima di rispondere, che quella telefonata non sarebbe finita come le altre.
Pensavo fosse una normale serata di studio, finché lei si voltò, mi fissò e pronunciò quella frase che cambiò tutto tra noi.
Avevamo stabilito una cosa semplice: uno squillo quando avessero iniziato, e io sarei comparsa sul balcone come per caso. Quella notte cambiò tutto.
Ho detto a Mateo che mi sarei abbronzata a pancia in su. Non gli ho confessato che il vero piacere era sapere che ogni uomo di passaggio si fermava a guardarmi.
Mi sono alzata prima del secondo allarme. Sapevo che, se avessi giocato bene le mie carte, entrambi saremmo arrivati al lavoro con un sorriso difficile da nascondere.
L’avevo conservato come prova del caso, ma quella notte, da solo, feci scivolare la seta sul mio corpo e vidi allo specchio qualcuno che mi aspettava da anni.
Non accesi la luce. Sentii solo le sue mani tirarmi i vestiti e la sua bocca cercarmi nella penombra, senza una sola parola, come se sapesse a memoria ciò che era venuta a fare.
Il primo ordine arrivò alle sette di sera e capii che quella notte avrei obbedito a tutto, senza fare domande, davanti a una telecamera e a un uomo che conoscevo solo dalla sua voce scritta.
Salii da solo nell’appartamento per farmi una doccia prima degli altri. Quello che non mi aspettavo era che qualcuno, dall’altra parte del cortile, stesse aspettando proprio quel momento.
Annoiata davanti al televisore, sola in un letto troppo grande, chiuse gli occhi e lasciò che la sua mano facesse ciò che si vietava da due anni.
Da anni portavo con me quel segreto. Quella notte, tra tequila e luci al neon, Carla mi chiese l’unica storia che non avevo mai osato raccontare.
Dal mio balcone si vedeva il suo letto. Quella sera uscii a prendere aria come sempre, senza immaginare che avrebbe acceso la luce e si sarebbe spogliata davanti a me.
Erano le nove di domenica mattina e in strada c’ero solo io. Per questo fui l’unico a vederla uscire dal negozio quasi nuda, senza sapere che la stavo osservando.
Alzai la persiana solo un poco, come sempre. Ma quella sera Marina era davanti allo specchio e, per la prima volta, non distolse lo sguardo dalla mia finestra.
La vidi salire sul treno e capii che non avrei dormito. Non immaginavo che l’avrei spiata dalle ombre del soffietto mentre un altro uomo la prendeva contro il finestrino.
Il mio cellulare cadde nell’acqua e dovetti usare quello di mia madre. Non avrei mai immaginato che una chat salvata mi avrebbe mostrato chi entrava in casa quando io non c’ero.
Da anni nessun uomo mi guardava come lui dal balcone accanto, e quel pomeriggio scoprii che nemmeno io volevo smettere di essere guardata.