Il compleanno che abbiamo festeggiato con due sconosciuti
Quando il DJ ha detto il mio nome e l’intero locale ha cantato, non immaginavo che la parte migliore del mio compleanno sarebbe iniziata molto dopo, lontano dalla pista.
Quando il DJ ha detto il mio nome e l’intero locale ha cantato, non immaginavo che la parte migliore del mio compleanno sarebbe iniziata molto dopo, lontano dalla pista.
Sonia mi aspettava all’ingresso del ristorante con un vestito così corto che a ogni respiro raccontava un segreto. E io ero arrivata pronta a raccontare il mio.
Ero curiosa e avevo un po’ paura, ma quando mi inginocchiai davanti a lui capii che non sarei tornata indietro. Quel pomeriggio imparai qualcosa di nuovo su me stessa.
Pensavo che quelle foto fossero solo mie, finché lei non contò fino a cinque davanti alle navi e si sollevò la gonna senza avvisare.
Avrei potuto resistere benissimo, ma non volevo. Scesi dalla macchina, lasciai la portiera socchiusa e aspettai che i fari della strada mi trovassero accovacciata.
Quando la mia amica aprì la borsa non c’era nessuna uniforme: solo delle ali, una guêpière e delle autoreggenti a rete. E il tir ci stava già aspettando per partire.
Abbiamo sempre giocato a fare le fidanzate davanti a tutti, finché il caldo, il fiume e qualche birra non hanno cancellato il confine tra gioco e desiderio.
Sono arrivata a casa sua un’ora prima di cena e l’ho trovata nuda davanti allo specchio, indecisa tra due abiti e pronta a cambiare tutto.
Quando i quattro ragazzi entrarono nell’appartamento alle cinque del mattino, capii che avrei vissuto qualcosa che non ho mai raccontato a nessuno.
Renata si nascondeva sempre dietro Camila e Marisol. Quella notte, sulla sabbia calda e lontano da casa, decise che non voleva più restare a guardare dalla riva.
Quando Sara uscì dalla cantina di Don Aurelio le tremavano le gambe e non mi guardava negli occhi. Sapevo benissimo cosa era appena successo lì dentro.
Arrivai pensando a Pilar, ma fu la sua amica a farmi scivolare il numero sopra il tavolo e a dirmi, senza giri di parole, di chiamarla appena uscito di casa.
Erano venti foto e un video salvati in una cartella con una sola lettera. L’ho aperta pensando a qualsiasi cosa, tranne a quello che stavo per vedere.
Quando entrai in quella mansarda con le corde appese alle travi, capii che quella notte non sarei appartenuta a me stessa.
Accettammo le regole senza sapere davvero a cosa ci stessimo consegnando: un’isola, vari padroni e la promessa che un no sarebbe sempre stato un no. Il resto lo decideva il desiderio.
A quarantacinque anni, otto senza toccare un uomo, Inés credeva di aver visto tutto. Finché le sue due amiche più pudiche arrivarono in lacrime con la verità.
La mia amica mi spinse di nuovo sul divano, mi disse di non muovermi, e quando cercai di capire cosa stesse succedendo c’erano già delle mani che mi aprivano le gambe.
Le lasciai camminare davanti a me per guardarle senza ritegno. Non immaginavo che, prima di mezzogiorno, entrambe mi avrebbero chiamato con un gesto da dietro le palme.
Quando Sofía disse «E se invece di un trio facessimo un’orgia?», sentii lo stomaco precipitare e, per la prima volta, non volli dire di no.
Erano sei anni che nessuno mi toccava. Quella notte, sul sedile di un taxi, scoprii quanto potere avevo sul desiderio di un uomo… e sul mio.