Pensavo si fosse dimenticato di me fino a quella notte
Passò un mese senza sapere nulla di lui. Quando finalmente scrisse, capii che quella notte gli avrei dato qualcosa che non avevo mai osato dare.
Passò un mese senza sapere nulla di lui. Quando finalmente scrisse, capii che quella notte gli avrei dato qualcosa che non avevo mai osato dare.
Il semaforo era ancora rosso, la sua ultima foto era ancora sul mio schermo e le mie mani avevano smesso di chiedermi permesso. Dovevo solo arrivare a casa. O no.
Condividevamo l’appartamento da due anni e non mi aveva mai guardato così. Quel pomeriggio d’estate scoprii cosa nascondeva davvero nel cellulare quando entrai senza avvisare.
Non so chi sei né dove sei, ma mentre scrivo questo ti immagino mentre mi leggi, e quell’idea è proprio ciò che mi sta bagnando il tanga.
Credevo che non sarebbe venuta. Ma il campanello suonò, guardai dalla finestra e lei era lì, con quel viso innocente che per anni mi aveva tolto il sonno.
Quella macchia tiepida sul mio vestito cambiò tutto: per la prima volta capii cosa significa desiderare ed essere desiderata, e non volli più tornare indietro.
La prima notte volevo solo guardare. Alla terza non riuscivo più a fermare la mano. Quando lei girò la testa nella penombra e mi sorrise, capii di essere perduta.
«Sapevo che un giorno avrei avuto questa conversazione con te», disse mia madre chiudendo la porta. Quello che mi raccontò quel pomeriggio cambiò per sempre ciò che credevo di noi.
Appena sentii le sue chiavi lottare con la serratura capii che avrei dovuto recitare. Quello che non sapevo era che lei era venuta decisa a non lasciarmi scampo.
Era davanti alla porta della sua camera, trattenendo il respiro. Bastava un passo perché la ragione finisse del tutto in fiamme tra noi.
Bastò una frase innocente di Lucía sulla terrazza perché tutti gli sguardi cadessero su di noi, e la mano di Marina trovò la mia sotto il tavolo.
Accettò di condividere il letto solo per non perdermi. Non immaginava fin dove sarei arrivato pur di non perdere lei.
Marina tornò dall’università trasformata in una donna, e tra risate e giochi in acqua capii che non eravamo più i ragazzini che ogni estate facevano il bagno in quel paese.
Me lo sussurrò all'orecchio mentre tremavo ancora: «E se la prossima volta fossimo in due per te sola?». Non seppi dirgli di no, e nemmeno volli.
Camminai verso il parco succhiando un lecca-lecca, con la gonna così corta che l’aria fresca mi sfiorava, sapendo che chiunque passasse poteva vedermi.
Mi sdraiai nudo sul lettino apposta, senza coprirmi, solo per vedere cosa avrebbe fatto lui quando fosse entrato con l’olio caldo.
Gli chiesi di immaginare la mia mano sulla sua gamba. Non mi aspettavo di sentire la sua tremare sotto la mia, né che il trance finisse per essere anche il mio.
Vent’anni di matrimonio e ognuno nascondeva il proprio segreto: lui nei bagni degli altri, io senza sapere ancora cosa stesse per risvegliare in me quella donna dello yoga.
Nessuno intorno a me lo sospetta, ma per tutto il giorno obbedisco a ordini che esistono solo nella mia testa... e ogni giorno desidero di più che diventino reali.
Salii sul terrazzo per prendere aria perché non sopportavo il caldo. Sentii i suoi passi sulla scala e capii, prima di voltarmi, che quella notte non avrei dormito.