La ragazza della chat tornata vent’anni dopo
Incrociai lo sguardo di una donna dall’altra parte del bancone. Mi era molto familiare, ma non capivo da dove. Finché si avvicinò e pronunciò due parole che cambiarono tutto.
Incrociai lo sguardo di una donna dall’altra parte del bancone. Mi era molto familiare, ma non capivo da dove. Finché si avvicinò e pronunciò due parole che cambiarono tutto.
Ero partita per due giorni di lavoro sulla costa e avevo portato con me la mia amica. Non immaginavo che una cena in rosso avrebbe segnato il mio corpo in quel modo.
Mi piace provocare, lo ammetto. Ma quella mattina, quando li ho fatti salire sul furgone senza niente sotto i leggings, ho capito che il fine settimana mi sarebbe sfuggito di mano.
Non avrei mai pensato che quell’enorme difensore insultato da mio padre in tribuna avrebbe finito per condividere con me la notte più intensa della mia vita.
Alzai lo sguardo verso la professoressa che tutti temevano e mi si gelò il sangue: era lei, la donna con cui mi ero masturbato in webcam per due anni.
Stavamo insieme da mesi quando osai dirgli, con il suo sesso ancora nella mia mano, che non avevo mai desiderato tanto un uomo capace di capire il piacere.
Gli chiedevo di salire così com’era, con la maglietta appesa alla spalla e l’odore del lavoro sulla pelle. Non gli dissi mai che sarebbe stato lui a mancarmi di più.
Annoiata davanti al televisore, sola in un letto troppo grande, chiuse gli occhi e lasciò che la sua mano facesse ciò che si vietava da due anni.
La riconobbi tra gli scaffali del supermercato: più formosa, più sicura, con lo sguardo di chi ricordava ancora ciò che era successo tra noi in quell’aula vuota.
Da anni portavo con me quel segreto. Quella notte, tra tequila e luci al neon, Carla mi chiese l’unica storia che non avevo mai osato raccontare.
Da anni fingevo con il mio ragazzo. Quella notte, dall’altra parte del bar, c’era l’unico uomo che sapesse davvero ciò che il mio corpo chiedeva.
Non la vedevo da più di quattro anni. Comprai un biglietto per il suo spettacolo senza immaginare cosa sarebbe successo dopo, a notte fonda, a casa mia.
Infilai la testa oltre il fianco della cascata, aspettandomi una grotta vuota. Quello che trovai lì dentro mi cambiò l'intero pomeriggio.
Gli strinsi le gambe intorno alla vita proprio quando veniva. Non fu un caso: sapevo perfettamente cosa stavo facendo, e lo volevo.
Da anni nessun uomo mi guardava come lui dal balcone accanto, e quel pomeriggio scoprii che nemmeno io volevo smettere di essere guardata.
Per anni aveva scritto orgasmi per sconosciuti senza volto. Quella notte, per la prima volta, qualcuno dall’altra parte dello schermo volle sapere come si chiamava davvero.
Riconobbi la sua faccia al semaforo e capii che quella settimana di lavoro non sarebbe finita come le altre. Mi serviva solo una scusa per bussare alla sua porta di notte.
Tornai di corsa per l’incarico di mio nonno e, a metà scala, una finestra socchiusa mi mostrò ciò che non avrei mai immaginato di vedere di mia madre.
Avevo il turno di notte e una sola regola: non mescolarmi con gli ospiti. La infransi la prima alba, e poi ogni notte di quella settimana impossibile.
Avevo vent’anni e non avevo mai visto un uomo nudo quando Mariela mi portò al muro sul retro e sussurrò di guardare dalla fessura.