Sola in casa mi sono lasciata andare a una nuova fantasia
Mi sono sdraiata nuda credendo di voler solo dormire. Tre ore dopo stavo ancora scoprendo quanto piacere fossi capace di darmi da sola.
Mi sono sdraiata nuda credendo di voler solo dormire. Tre ore dopo stavo ancora scoprendo quanto piacere fossi capace di darmi da sola.
Quella mattina ho aperto le tende con l’idea di spiare le cameriere. Non immaginavo che sarebbe stata una sconosciuta nella finestra di fronte a non staccarmi gli occhi di dosso.
Eravamo cresciuti dormendo in stanze contigue, finché una notte un suono oltre il muro mi fece capire che non la vedevo più come una sorella.
Ho iniziato con gli specchi sul pavimento e ho finito per scoprire la mia vicina nuda dalla terrazza. Ogni fugace bagliore diventava una droga.
Mi sono promessa di non sentirmi più la sua mancanza. Allora perché stanotte ho una mano tra le gambe e il suo nome incastrato in gola?
La mia coinquilina dormiva quando lui suonò con un mazzo di fresie. Io aprii in maglione e scalza. Quella notte mi promisi che non avrei mai più fatto entrare un uomo nel mio letto.
Non avrei mai pensato che una scena del gioco avrebbe acceso qualcosa tra noi, né che quello stesso pomeriggio avrei avuto il suo sapore in bocca e il suo nome che mi girava in testa.
Avevo diciannove anni e non avevo mai osato esplorarmi. Quel pomeriggio, con la casa in silenzio, decisi di imitare ciò che vedevo sullo schermo.
Le ho lasciate accanto alla lavatrice come un capo qualsiasi, ma appena le ho portate al naso ho capito che quella donna aveva pianificato tutto fin dall’inizio.
Sono mesi che dormo da solo. Ma quando l’insonnia stringe, torno ad averla sopra di me, a gemere il mio nome come prima che tutto si spezzasse.
Pensò a lui per tutto il giorno. Ora, sotto le lenzuola e con la pioggia che batte sul vetro, la sua mano comincia a percorrere ciò che la fantasia aveva già promesso.
Erano le undici del mattino, il posto era vuoto e il mio collega dormiva. Quando lo vidi entrare dalla porta, capii che quella domenica non sarebbe stata come le altre.
Stavo stendendo il bucato nel cuore della notte, infreddolita e annoiata, quando qualcosa nel silenzio del patio mi accese dentro e non volli più fermarmi.
Erano sei settimane che non dormivo bene e il suo odore pesava ancora sulle lenzuola. Quella mattina, al caffè del viale, capii quanto costa perdere qualcuno che sa ancora di tuo.
Ci ho messo anni a capire quello che il mio corpo mi chiedeva. E quando finalmente l’ho capito, non c’è stato più modo di tornare indietro o di accontentarmi di poco.
Sono le due del mattino, non riesco a dormire e sono solo. Il caldo stringe, il letto brucia e la mia mente comincia a vagare tra nomi e corpi che credevo dimenticati.
Quella notte non pensai a nessuno. Spensi la luce, mi guardai nuda nel buio e capii che il corpo che avevo dato tanto agli altri poteva essere solo mio.
Stesi un asciugamano sul letto, aprii le gambe e seguii le istruzioni del video. Mezz’ora dopo capii che il mio corpo custodiva un segreto.
Non sono andato in spiaggia per nuotare. Ci sono andato per ricordarla, centimetro dopo centimetro, finché il ricordo non ha risposto da solo.
Sono nuda sul tappeto, davanti allo specchio, ancora tremante per l’ultimo orgasmo. E allora decido di rivedere ciò che ho appena filmato di me stessa.