Sono andata da sola in spiaggia per staccare la spina e ho incontrato Esteban
Volevo solo sole e silenzio. Non cercavo nessuno, tantomeno un uomo che mi aspettò sulla riva solo per dirmi che non aveva intenzione di lasciarmi andare.
Volevo solo sole e silenzio. Non cercavo nessuno, tantomeno un uomo che mi aspettò sulla riva solo per dirmi che non aveva intenzione di lasciarmi andare.
Uscì dal bagno, mi vide mezzo vestito con l’uniforme addosso e disse: «hai delle gambe forti». Lì capii che quel pomeriggio non sarebbe finito come gli altri.
Le chiesi di aprire le gambe al distributore e all’addetto quasi uscirono gli occhi dalle orbite. Quella mattina capimmo che il morbo di farci guardare ci dominava completamente.
Sono uscita dal lavoro senza biancheria intima e con la camicetta socchiusa. Volevo solo sentire l’aria tra le cosce. Non immaginavo chi avrei trovato nel vagone.
Quella notte indossai il perizoma rosso, le calze a rete e la parrucca davanti allo specchio dell’hotel, e per la prima volta non riconobbi il solito ragazzo.
Nessuno lo sa. Nemmeno la persona con cui dormo ogni notte. Ma quando chiudo gli occhi mi vedo davanti allo specchio, trasformato in un’altra, pronta per lui.
Ero a quattro zampe, tremante, col culo in fuori e il mio cazzo che colava da solo. Lui aveva appena infilato la punta e già supplicavo che mi spaccasse intero.
«La pazienza è una virtù», disse senza alzare gli occhi dal caffè. E io, che da un mese non avevo il permesso di finire, capii che la prova iniziava lì.
Sono salito in macchina pensando al volo. Quando sono sceso dall’aereo tre giorni dopo, lui mi aspettava già con una proposta che mi fece sudare prima ancora di chiudere la portiera.
Nessuno in quella casa sapeva cosa nascondevo sotto il vestito nero. Nessuno tranne lui, lo sconosciuto dalla maschera a cui lo consegnai in un corridoio buio.
Nel buio della mia stanza nessuno mi vedeva. O così credevo, finché lui non si avvicinò alla sua finestra e restò a guardarmi più a lungo del dovuto.
Abbassai il vetro, scambiai due parole con lei e la invitai a salire. Non immaginavo che quella mora della esquina senza luce mi aspettasse con una sorpresa tra le gambe.
Salii le scale piano, sapendo che lui guardava sotto il mio vestito, e per la prima volta non provai vergogna: provai una voglia enorme di lasciargli vedere tutto.
A meno di cento metri dalla musica e dallo champagne, aprì le gambe al sole senza sapere che qualcuno stava arrivando lungo il sentiero. E quando lo vide, era già troppo tardi per chiuderle.
Avevo ventidue anni e non ero mai stato con un altro uomo. Quando spinsi la porta socchiusa del 5B, capii che quella notte non sarei uscito uguale a come ero entrato.
«Qui possiamo fare quello che vogliamo. Nessuno ci conosce, nessuno ci giudica.» Lo disse con un bicchiere in mano, e capii che l’estate avrebbe cambiato tutto.
Quando le scrissi «fai quello che sai fare», lei seppe esattamente cosa fare con lo sconosciuto che avrebbe bussato alla porta alle sei e mezza.
Non avevo mai usato un perizoma, ma quel pomeriggio decisi di sfoggiarlo nel punto più affollato del mercato, proprio dove nessuno poteva smettere di guardarmi.
Credevano che la cala fosse vuota. Io ero ancora dietro la roccia, senza respirare, a guardare lei che si muoveva su di lui mentre il cielo diventava arancione.
Due amiche escono dal lavoro, si cambiano e si perdono nella notte. Questa volta la preda è un ragazzo ubriaco fuori dalla discoteca, e la cala deserta vedrà tutto.