La sorpresa che la mia collega nascondeva sotto il vestito
Lavoravamo fianco a fianco tra monitor e sguardi complicità. Poi una sera, a casa sua, ho scoperto la sorpresa che Nadia nascondeva sotto il vestito.
Lavoravamo fianco a fianco tra monitor e sguardi complicità. Poi una sera, a casa sua, ho scoperto la sorpresa che Nadia nascondeva sotto il vestito.
Per mesi avevo fantasticato di stare con una ragazza trans. Quella notte, sul sedile del passeggero, mi sussurrò all’orecchio che aveva capito come la guardavo.
Avrei potuto cambiarmi in trenta secondi. Invece camminai verso la porta sui tacchi, sapendo perfettamente cosa avrebbe visto.
Avevo indossato di nascosto i miei abiti per anni, ma quella notte misi gli stivali, le calze a rete e il vestito di velluto, e varcai la porta essendo lei.
C’era una porta chiusa accanto alla stanza di Bárbara. L’ho aperta per curiosità, senza sapere che quello stesso pomeriggio sarei finito legato dentro.
Gli promisi che sarei stata la sua donna a qualsiasi prezzo. Non sapevo che ogni dose mi avrebbe cancellata, fino a quando il mio stesso corpo smise di appartenere a me.
Non mi chiamò per nome la prima volta. Mi guardò tutta, senza morboso interesse né pietà, come se il mio corpo non fosse un problema da risolvere.
Ho la faccia da viziosa e tutti lo notano. Nell’ultimo vagone, stretta contro corpi che non conosco, lascio che le mie mani facciano ciò che la mia testa ha già deciso.
Comprai un paio di calze nere con il cuore in gola, sapendo che appena avessi chiuso la porta di casa mi sarei trasformato nella donna che avevo immaginato tutto il giorno.
Pensavo di avere la casa tutta per me. Quando sentii quella voce grave alle spalle, capii che il mio segreto era appena stato scoperto.
Mi misero al collo il nastro blu, l’unico diverso dagli altri, e scesi quelle scale sapendo che quei sei uomini avrebbero scoperto ciò che nascondevo.
Quella mattina mia sorella mi prestò il suo nome, il suo vestito e tutta la sua vita. Quel pomeriggio un ragazzo mi guardò come nessuno mi aveva mai guardato e, per la prima volta, mi riconobbi.
Dopo otto anni all’estero, sono tornata donna. Ma appena ho varcato la porta di casa, la prima cosa che ho trovato è stata la fame di Mauricio.
Da settimane mi immaginavo con vestiti da donna. Quella notte mi misi una lingerie rossa di fettucce, scattai una foto e attesi che qualcuno mi scrivesse qualcosa di proibito.
Mi vesto solo quando ho un appuntamento, sempre in una stanza d’albergo, e quella notte lo sconosciuto che mi aspettava non aveva idea di ciò che avrebbe trovato sotto il mio vestito.
Sono tornato dopo vent’anni in una città del sud. Quella notte, in un hotel della zona rossa, due sconosciute decisero che non avrei dormito da solo.
Dopo mezzanotte mi misi i tacchi rossi, aprii il cancello col telecomando e uscii a camminare. Volevo solo sentirmi guardata. Non immaginavo che qualcuno si sarebbe fermato.
Mi piaceva sentirmi guardata, desiderata, scelta tra tutte. Quella notte un uomo di campagna mi portò via dalla pista e senza ritorno.
Fumavo dai diciotto anni e niente era riuscito a farmi smettere. Fino a quando mia moglie trovò quella dottoressa dai tacchi impossibili e dal sorriso da predatrice.
Sono una travestita nascosta. Da mesi obbedivo alle sue email quando mi scrisse che sarebbe venuto nella mia città, e capii che quel pomeriggio avrebbe fatto di me tutto ciò che mi aveva ordinato.