Confessione: lo sconosciuto che mi ha sottomessa completamente
L’ho conosciuto mentre prendevo la posta. Una settimana dopo ero in ginocchio nel locale contatori, chiedendomi come avessi perso il controllo così in fretta.
L’ho conosciuto mentre prendevo la posta. Una settimana dopo ero in ginocchio nel locale contatori, chiedendomi come avessi perso il controllo così in fretta.
Non avevo mai immaginato che finisse così, ma quando lui aprì la porta e ci vide, capii che quella notte avrei scelto col corpo e non con la testa.
L’idea era sua: cercare uno sconosciuto che mi facesse ciò che lui non osava. Quello che non aveva calcolato è che non lo avrei più guardato allo stesso modo.
Avevo due opzioni: fermare tutto e allontanarla da lui, oppure dargli via libera perché si prendesse ciò che volevo di più. Scelsi la peggiore delle due.
Mia madre credeva che fossi ancora a lezione. Non sapeva che la porta dell’armadio era socchiusa e che quel pomeriggio vidi tutto dalla sua stanza.
Mi aveva salvato il corso senza chiedere nulla in cambio. Quel pomeriggio decisi di ringraziarlo in un modo che nessuno dei due avrebbe mai dimenticato.
Erano le otto e mezza di sera, mancava mezz’ora alla telefonata del cliente e io sapevo già esattamente come volevo trascorrere quell’attesa.
Arrivò senza preavviso, con quel sorriso di chi ottiene sempre ciò che vuole, e in una sola settimana sconvolse la vita di mia madre, la mia e di tutto il quartiere.
Marina non aveva dormito dall’emozione. Quello che nessuna delle tre immaginava era che quella cala nascosta ci avrebbe spogliate molto più dei vestiti.
Scendemmo in garage a giocare come quando eravamo fidanzati. Quello che non aspettavamo era che quella notte ci fosse qualcun altro sveglio tra le auto.
Per anni avevo desiderato andare in una spiaggia nudista, ma nessuna delle mie partner volle accompagnarmi. Quella mattina decisi di andarci da solo, senza immaginare come sarebbe finita.
Riconobbi la sua faccia al semaforo e capii che quella settimana di lavoro non sarebbe finita come le altre. Mi serviva solo una scusa per bussare alla sua porta di notte.
Ogni notte inventava una nuova scusa al telefono mentre lui l’aspettava nella stanza di sopra. Sapeva che, prima o poi, tutto sarebbe esploso.
Mi restava un’ora prima che venissero a prendermi. Mi sistemai la gonna nera davanti allo specchio e capii che il prezzo del debito l’avrei pagato io.
Ero curiosa e avevo un po’ paura, ma quando mi inginocchiai davanti a lui capii che non sarei tornata indietro. Quel pomeriggio imparai qualcosa di nuovo su me stessa.
La vedevo da settimane al semaforo, con quei pantaloncini di jeans e quel sorriso stanco. Quel pomeriggio osai parlarle, senza immaginare fin dove saremmo arrivati.
Mi serviva solo un bagno in quel pomeriggio di caldo. Quello che quel vecchio dell’officina fece col cellulare mi lasciò in balia sua per giorni.
Dormivo tra le stelle da vent’anni. La prima donna che mi sorrise su terraferma mi trascinò in un bagno senza che potessi dire di no.
Le ho detto che non mi veniva in mente nulla da scrivere. Si è alzata dalle mie gambe, ha lasciato cadere i vestiti a terra e mi ha ordinato con un sorriso: «Descrivimi».
Quella mattina mi sono svegliato con un’idea fissa in testa e, per la prima volta, non l’ho scacciata. Quello che ho fatto da solo mi costa ancora confessarlo ad alta voce.