Confessione anale con il mio migliore amico dominante
Quando tirò fuori dal cassetto quel plug rosa, capii che la mia curiosità per il dolore avrebbe oltrepassato una linea impossibile da dimenticare.
Quando tirò fuori dal cassetto quel plug rosa, capii che la mia curiosità per il dolore avrebbe oltrepassato una linea impossibile da dimenticare.
Il mio vestito era troppo corto, lui non staccava gli occhi dalle mie gambe e, prima di mezzanotte, sapevo già come sarebbe finita quella festa.
Ho indossato gli stivali solo per il freddo, ma appena ho sentito la plastica stringermi le gambe ho capito che avrei finito per bagnarli di nuovo.
Ogni mattina fingevo di guardarle il viso, ma vivevo in attesa delle sue tette; quando mi parlò, capii che non si poteva più tornare indietro.
Si lasciò cadere sul divano con quella calma ingannevole, e quando le mie mani scesero lungo la schiena capii che non mi sarei fermato.
Andai in bagno per eccitarmi un po’, ma l’uomo che mi seguiva con lo sguardo aveva già altri piani per me.
Chiusi la porta e lui mi aveva già contro il muro; ciò che avevamo scritto per settimane stava finalmente per accadere senza freni.
Quando il telefono vibrò, ero già bagnata; sapevo che mi aspettava nello stesso bagno, con fretta, disprezzo e quel cazzo a cui non avevo mai imparato a dire di no.
Ci sedemmo uno di fronte all’altra in prima classe e, prima della fermata successiva, già tremavo per ciò che mi lasciava vedere sotto il tavolo.
Sono uscita dall’ufficio sotto il cappotto, con il corpo pieno di vibrazioni e la certezza che quella notte non avrei dormito da sola.
Ogni volta che passavo davanti al suo negozio, mi spogliava con gli occhi; ci misi poco a smettere di fingere che non mi eccitasse.
Chiusi gli occhi per rilassarmi, ma quando le sue mani scesero lungo la mia schiena capii che quella notte non sarebbe finita dormendo.
Non ero pronta a farmi penetrare, ma quando gli abbassai la cerniera e lo vidi duro davanti a me, capii che quel pomeriggio avrei oltrepassato un altro limite.
Sono entrata per errore nello studio sbagliato, ma quando il medico chiuse la serratura capii che non ne sarei uscita allo stesso modo.
È iniziato con una battuta sulla sua camicetta aperta, ma quando mi ha sfidato a sostenerle lo sguardo ho capito che quella notte non sarebbe finita al tavolo.
Lo sentii nervoso dietro di me, con le mani sulla mia vita e una domanda capace di cambiare l’intera serata.
Tornai dalla spiaggia tremando per la fatica, ma ciò che mi lasciò davvero senza fiato furono le sue mani e quello che immaginai di farci sul mio corpo.
Arrivai prima di lui, accesi le candele e lasciai la porta socchiusa per un appuntamento da cui non si poteva più tornare indietro.
Quella notte entrai in hotel pensando al lavoro, ma finii per confessare ciò che mi ha sempre bagnata: essere guardata, registrata e scopata senza pudore.
Quando scesi dal muretto, lui mi aspettava già con il cazzo in mano e un sorriso tranquillo, come se sapesse esattamente cosa avrei fatto.