La fantasia che ho confessato al mio migliore amico
Conservavo quel desiderio sotto chiave da anni. Quella notte, ubriaco e senza difese, lo confessai all’unica persona che poteva renderlo reale.
Conservavo quel desiderio sotto chiave da anni. Quella notte, ubriaco e senza difese, lo confessai all’unica persona che poteva renderlo reale.
Pensavo che mi raccontasse quelle storie per rendermi geloso. Ho impiegato tempo a capire che ciò che si accendeva in me era qualcosa di molto più oscuro e difficile da ammettere.
Bastò una mano ferma sulla sua nuca perché capisse che quella notte le regole le mettevo io. Il resto dipendeva dal suo coraggio di restare.
Il suo culo offerto, la frusta ancora vergine nella mia mano e lei che implora che cominciassi. Ma il piacere del padrone è un altro: farla attendere finché paura e desiderio si confondano.
Mentre mio marito mi succhiava i seni davanti allo specchio, io pensavo a lei e al corpo dell’uomo con cui avremmo cenato quella sera.
Per dodici anni mi ero spenta in silenzio. Quella sera indossai il vestito che lui odiava, uscii senza avvisare e non tornai più la stessa.
Marina stava fingendo da mesi di non guardarlo. Quella notte, intrappolata tra il vetro freddo e il calore del suo capo, smise di fingere.
Cominciò con battute tra amici e finì con schermate che nessuno dei due avrebbe dovuto mostrare all’altro. A lei piacevano le ragazze; a me, la sua sfacciataggine.
Quello che avevamo viveva nella penombra, nascosto a tutti. Ci misi undici mesi a capire che per lui non ero mai stata altro che un gioco tra amici.
Ne avevamo parlato mille volte a bassa voce e non avrei mai creduto che sarebbe successo. Ma quella notte lei si è inginocchiata in mezzo alla stanza e io ho potuto solo sedermi a guardare.
Non so chi sei né dove sei, ma mentre scrivo questo ti immagino mentre mi leggi, e quell’idea è proprio ciò che mi sta bagnando il tanga.
Appena sentii le sue chiavi lottare con la serratura capii che avrei dovuto recitare. Quello che non sapevo era che lei era venuta decisa a non lasciarmi scampo.
Era davanti alla porta della sua camera, trattenendo il respiro. Bastava un passo perché la ragione finisse del tutto in fiamme tra noi.
Mi sdraiai nudo sul lettino apposta, senza coprirmi, solo per vedere cosa avrebbe fatto lui quando fosse entrato con l’olio caldo.
Vent’anni di matrimonio e ognuno nascondeva il proprio segreto: lui nei bagni degli altri, io senza sapere ancora cosa stesse per risvegliare in me quella donna dello yoga.
Nessuno intorno a me lo sospetta, ma per tutto il giorno obbedisco a ordini che esistono solo nella mia testa... e ogni giorno desidero di più che diventino reali.
Sono uscita dal lavoro senza biancheria intima e con la camicetta socchiusa. Volevo solo sentire l’aria tra le cosce. Non immaginavo chi avrei trovato nel vagone.
Erano le sei e quaranta. Lei guardò l’orologio, mi chiese di fermarmi vicino al vicolo e, prima che potessi dire qualcosa, mi stava già baciando.
Le scrissi per scherzo che quella notte avrebbe dovuto dormire con me. Non immaginavo che, dopo mezzanotte, la porta della mia stanza si sarebbe davvero aperta.
Con il mascara colato dalle lacrime, mi prese per mano e mi guidò su per le scale, decisa a far sì che ciò che sentivamo smettesse finalmente di essere un segreto.