Ciò che si svegliò nella camera mortuaria non avrebbe dovuto svegliarsi
Lavoro da anni tra i morti e credevo di aver visto tutto. Finché quell’uomo, disteso sul mio tavolo d’acciaio, non si mosse quando affondai il bisturi nel suo petto.
Lavoro da anni tra i morti e credevo di aver visto tutto. Finché quell’uomo, disteso sul mio tavolo d’acciaio, non si mosse quando affondai il bisturi nel suo petto.
Fin da bambino i palloncini mi terrorizzavano e mi eccitavano in egual misura. Quel compleanno, chiuso in bagno, scoprii fin dove poteva spingermi quella contraddizione.
Quando si inginocchiò sotto la doccia e mi guardò con quel sorriso, capii che non c’era più ritorno: la sua fantasia e la mia stavano per oltrepassare un confine.
Tre anni a piedi nudi, due anelli alle dita e la certezza che a fine giornata lui si inginocchierà a leccare ogni impronta del cammino che lei ha percorso.
Le avevo chiesto una sola condizione quella sera e, quando entrò dalla porta, capii dal modo in cui mi guardò che aveva deciso di obbedirmi fino in fondo.
Ero salito per offrirle aiuto da bravo vicino. Ne sono sceso molto diverso, inginocchiato nel suo bagno e obbediente a ogni parola che usciva dalla sua bocca.
Quella sera, mentre guidavo verso casa, capii che dietro il suo sorriso malizioso c’era una nuova idea. E che non me la sarei tolta dalla testa.
Per anni ho accettato per compiacere e poi correvo in bagno a sputare. Con lui ho scoperto che la barriera che mi costava di più abbattere era anche quella che nascondeva più piacere.
Sono le due del pomeriggio, lo sto accarezzando da ore e non gli ho ancora dato il permesso di venire. Oggi comando io, e lui impara ad aspettare.
La conobbi a vent’anni e la desiderai in silenzio per più di un decennio. Quando ricomparve, capii che stavolta non mi sarei accontentato di guardarla.
Per anni ho fantasticato di servire una donna che mi volesse ai suoi piedi. Renata non fingeva di dominare: lo faceva con una calma che mi toglieva il fiato.
Nessuno osava muoversi, ma lei sapeva che le bastava un gesto per far trattenere il fiato all’intera spiaggia e trasformare il cerchio in qualcosa di più della sola sabbia.
La odiavo con tutte le mie forze e, tuttavia, con il suo corpo legato sopra il mio e il bavaglio che soffocava i suoi insulti, il mio corpo mi tradì nel peggiore dei modi.
Nessuna delle due lo disse ad alta voce, ma lo sapevano entrambe: ogni gesto sotto il sole era una sfida, un invito che nessuno sulla spiaggia riuscì a ignorare quel pomeriggio.
La regola era sempre stata la stessa: la sua verginità era intoccabile. Quella notte, davanti a una sala di uomini avidi, quella regola si sarebbe spezzata per il miglior offerente.
La desideravo in silenzio da anni, senza dirlo a nessuno. Quella notte, al bar di un hotel sconosciuto, una sconosciuta decise per me.
Aveva passato metà della vita a desiderare quell’uomo più grande di lei. Quel pomeriggio abbassò la serranda, spense le luci del locale e decise che non voleva più aspettare.
Chiusi la porta a chiave e fu come premere un interruttore: per la prima volta mi sarei spogliato davanti alla camera perché qualcuno, dall’altra parte, mi desiderasse.
Ho preso la prima uscita dell’autostrada senza pensarci. Quello che mi aveva appena raccontato non mi lasciava guidare, e ancora non le avevo confessato ciò che desideravo davvero.
Vagavo con pochi vestiti addosso quando qualcosa di enorme e umido emerse dal folto e mi afferrò i polsi prima che potessi urlare.