Quello che abbiamo fatto tornando dalla festa di fine anno
Non avevamo ancora superato il cancello del garage quando lei mi aveva già sbottonato i pantaloni. Diceva che non riusciva ad aspettare di salire, e le ho creduto.
Non avevamo ancora superato il cancello del garage quando lei mi aveva già sbottonato i pantaloni. Diceva che non riusciva ad aspettare di salire, e le ho creduto.
Gli dissi di portarmi per la strada ben illuminata. Lui sorrise, prese la deviazione verso il belvedere e io lasciai che il vestito mi salisse fino alla coscia.
Non avevo mai fatto una cosa del genere. Ma quel pomeriggio, mentre cercavo qualcuno per sistemare il tetto, capii che in realtà stavo dando la caccia a qualcos’altro.
Sollevò un asciugamano tra le portiere dell’auto per nascondersi da tutti. Non contava sul vento, né su quanti occhi la stessero già osservando.
Feci scivolare le unghie rosse sulla mia pelle senza un solo pelo e sorrisi: tra poche ore avrei smesso di essere la ragazza silenziosa del quarto piano per tornare a essere tutt’altro.
Mara mi aiutò ad allacciare il vestito rosso e sussurrò che quella notte sarebbe stata mia. Non sapevo che tra gli invitati ci fosse l’uomo più rispettato del paese.
Sono arrivata al motel dicendo che non volevo più andare avanti, convinta che avrei fermato tutto. Non sapevo quanto mi sarebbe piaciuto perdere quella discussione con me stessa.
Nessuno mi guardava a quella festa. Per noia strofinai una lampada e desiderai un corpo impossibile da ignorare; non immaginavo il prezzo di quel desiderio.
Da anni facevo pagare il mio tempo, ma quella notte, con lui dentro di me, feci qualcosa che non avevo mai fatto: dimenticarmi dei soldi.
Passai accanto al suo banco, gli lasciai un biglietto senza farmi vedere da nessuno e uscii in cortile a fumare. Quando bussò alla porta, avevo già smesso di pensare a ciò che era giusto.
Non avrei mai pensato che una notte davanti allo schermo, con la voce del mio compagno all’orecchio, avrebbe sconvolto tutto ciò che credevo di sapere su me stessa.
Sono uscita a camminare lungo il sentiero senza immaginare chi avrei incontrato. Non avrei mai pensato che una passeggiata in campagna sarebbe finita così, e ancora oggi faccio fatica a raccontarlo.
Mi sono alzata prima del secondo allarme. Sapevo che, se avessi giocato bene le mie carte, entrambi saremmo arrivati al lavoro con un sorriso difficile da nascondere.
La notte prima di partire accendemmo lo schermo, mostrammo i video di quella villa e lasciammo che il ricordo ci preparasse a ciò che l’isola ci riservava.
La mia amica mi promise che quella notte avrei realizzato una fantasia che avevo osato confessare solo a lei. Non immaginavo fin dove saremmo arrivate entrambe.
Da mesi mi preparava lo stesso pranzo senza che capissi il messaggio. Quel pomeriggio tornai a casa deciso a risponderle come desiderava.
Mi svegliai con la pelle dipinta d’achiote e labbra sconosciute sul collo, senza sapere che quella notte la giungla mi avrebbe dato un corpo impensabile.
Ogni notte chiudevo gli occhi e tornavo alla stessa immagine. Sapevo che era sbagliato, ma la curiosità ebbe la meglio su ogni senso di colpa.
Da anni ci fantasticavamo sopra sottovoce. Quel pomeriggio, nella capanna, mia moglie mi legò i polsi alla testiera e disse di avere una sorpresa.
Arrivai con il metro a nastro e i nervi a fior di pelle. Volevo solo evitare l'ala ovest, ma lui aveva già chiesto di me alla reception.