L’italiana e quello che succedeva in sierra
Chiara pedalava proprio dietro di lui in ogni salita, e ogni sosta all’ombra era una nuova scusa per avvicinarsi più del necessario.
Chiara pedalava proprio dietro di lui in ogni salita, e ogni sosta all’ombra era una nuova scusa per avvicinarsi più del necessario.
Renata firmava bilanci tutta la settimana e sognava che qualcuno la trattasse senza delicatezza. Il camionista della chat le offrì quindici giorni di strada, e lei inventò un corso per sparire.
Il parroco mi ha chiesto di restare quando la chiesa era già vuota. Quello che è successo nel suo studio è diventato il mio segreto di ogni domenica, e non voglio che finisca.
Avere un cazzo nel culo e un altro in bocca non era il mio programma per un sabato. Ma entrai nella sauna, incrociai due sguardi e tutto cambiò.
Andrés aveva cinquantatré anni e un matrimonio finito quando lei gli sfiorò la mano con le unghie rosse e gli sussurrò di non aver paura di esplorare.
Sono uscito dalla palestra senza farmi la doccia, come mi aveva chiesto lui. Quella sera ho scoperto che obbedire a un altro uomo poteva darmi più piacere che comandare.
Quello che doveva essere un pranzo qualsiasi con uno sconosciuto trovato online finì con me nel suo letto, a mordere il cuscino per non gridare.
Chiuse la porta a chiave, riempì il sacchetto del clistere e mi fissò negli occhi. «Non costringermi a mettermi dura con te», disse. E capii che quella notte tutto sarebbe cambiato.
Ci odiavamo da secoli e volevamo ammazzarci. Non mi aspettavo di finire col suo cazzo fino in fondo mentre l’auto ci si sfaldava sotto.
Sapevo che sarebbe venuto strisciando. Quello che lui non sapeva era quanto pensavo di farlo aspettare prima di lasciargli sfiorare persino la punta del mio piede.
La prima volta che un uomo mi chiese di inginocchiarsi per baciarmi le piante, capii che non era un suo capriccio: era un potere che avevo da sempre.
Mi piace l’istante esatto in cui un uomo capisce che toccherà i miei piedi solo se obbedisce. Quel pomeriggio, Mateo lo capì in ginocchio e col respiro spezzato.
Da un anno pulivo la sua casa senza che mi guardasse negli occhi. Il pomeriggio in cui mi tolsi le scarpe accanto alla piscina, scoprii che mi fissava i piedi da mesi.
In ginocchio nel parco, bendato e a piedi nudi sull'erba, capii che non decidevo più nulla: aveva lui la chiave e io avevo smesso di cercarla.
Mi offrì dei soldi per lasciarlo inginocchiare. Quello che non gli dissi è che, una volta a terra, sarei stata io a decidere quanto gli sarebbe costato ogni centimetro.
Mi chiese di non lavarmi prima di andare. Pensai fosse solo un capriccio, ma quella notte scoprii fin dove poteva spingersi la mia stessa vergogna.
«Non ti muovere da lì», mi ordinò con la voce bassa, premendo il tallone contro di me. E io, uno sconosciuto, obbedii senza pensarci due volte.
«Voglio vedere qualcosa di nuovo», disse dalla poltrona. E io sapevo già esattamente con cosa l’avrei sorpreso, anche se significava trascinare Vera con me.
L’aria della stanza si era fatta irrespirabile quando Lui ci guardò e disse che quella notte dovevamo dimostrargli fin dove eravamo capaci di arrivare per il suo piacere.
Bastò sfilare il tacco dal tallone perché smettesse di guardarmi negli occhi. E io scoprii quanto potere potesse stare sulla punta di un piede.