La proiezione di mezzanotte che condividemmo in tre
Appena si spensero le luci, lei si alzò dalla poltrona e si sistemò davanti a noi due. Quello che venne dopo non era un trailer.
Appena si spensero le luci, lei si alzò dalla poltrona e si sistemò davanti a noi due. Quello che venne dopo non era un trailer.
Alle sette del 31 dicembre non avevo voglia di tornare in hotel a stare solo. Mi è tornato in mente il posto con le cabine a tre isolati e ho spinto la porta.
Quando la porta si aprì, avevo ancora le sue mutande strette contro la faccia. Mi guardò con un sorriso che non era rabbia, ma qualcosa di molto peggio.
Alle undici meno un quarto stavo già scendendo le scale del mio appartamento. Prima di uscire guardai dallo spioncino, per vedere se c’era qualcuno. Il pianerottolo era vuoto. Meglio così.
A 21 anni ero convinto di potermela cavare in qualunque situazione. Ma quando Esteban mise le mani sulla mia schiena e sentii il mio corpo rispondere, non ero più sicuro di nulla.
Lo riconobbi appena parlò: era lo stesso della settimana precedente, quello con quel cazzo smisurato che mi lasciò zoppicante per giorni.
Quando gli altri continuavano a bere, io avevo già Andrés spinto in un angolo del vicolo. Da ore non riuscivo a smettere di guardarlo.
C’era qualcosa nel modo in cui mi guardò dal binario. Non era uno sguardo qualunque. Se lo avessi seguito, non sarei più stato lo stesso.
Rodrigo impallidì di colpo e ritirò il telefono. Sapevo esattamente cosa fosse successo prima ancora che aprisse la bocca per spiegarsi.
La prima volta che andai a casa sua da solo, il cuore mi batteva forte mentre suonavo. Non sapevo cosa dire. Lui aprì in vestaglia umida e sorridendo.
Mi abbassai i pantaloni davanti agli altri quattro e, quando lui si chinò su di me, seppi che quel pomeriggio non sarei uscito da quell’aula lo stesso di prima.
Arrivai per primo in camera, con berretto e occhiali, e mi sedetti sul bordo del letto senza sapere cosa avrei fatto quando quello sconosciuto avesse bussato alla porta.
Erano anni che non vedevo Mateo, il padre di Diego. Quando lo incrociai quel pomeriggio, non immaginavo che avrei finito nel suo salotto con un costume rosso prestato e il respiro spezzato.
Condividemmo la stanza per risparmiare. Io ero sposato, padre di due figli. Fino a quella notte in hotel, quando lui decise che saremmo diventati qualcos’altro.
Alle tre del mattino, con il vento gelido che batteva sulla tenda, mi infilai sotto la sua coperta senza chiedere il permesso. Mauri non si mosse, ma io sapevo che non dormiva.
Avevamo visto video strani sul suo computer quella volta in ufficio. Quello che non immaginavo è che mesi dopo, la stessa curiosità sarebbe finita sul divano, sotto la coperta.
Quando prestai lo slip rosso a Bruno quella mattina, non immaginavo che il mio vicino sarebbe venuto a prenderci e che il sentiero verso il fiume sarebbe finito in qualcosa che non avevamo mai fatto.
Aprì la porta quasi svestito, con quel sorriso che non era più quello del cliente educato, e capii dal primo minuto che quell’intervento non si sarebbe chiuso con la guarnizione dello scarico.
Chiusi la porta dell’hotel, guardai le sue mani tremanti e capii che quello sconosciuto aveva tanta paura quanto me. E nessuno dei due aveva intenzione di andarsene.
Quando lo vidi entrare nel dark room dietro di me, capii che la notte non sarebbe finita nel mio letto. Aveva il fisico che si vede solo nelle riviste.