L’uomo che mi paga per vestirsi da donna
Quando vibra il telefono alle quattro del mattino so che è lui, che nessun altro lo ha voluto stanotte e che pagherà qualsiasi cifra pur di farmi andare.
Quando vibra il telefono alle quattro del mattino so che è lui, che nessun altro lo ha voluto stanotte e che pagherà qualsiasi cifra pur di farmi andare.
Gli restituìi lo sguardo con il foglietto in tasca, senza sapere ancora che quel pomeriggio avrei chiamato il suo numero e scoperto fin dove arrivava la sua proposta.
Diego mi eccitava da sempre e lo evitavo per via del mio ragazzo. Finché quel pomeriggio mi portò in sauna e capii che non avrei potuto continuare a mentirmi.
Lo conobbi a una premiazione in cui nessuno dei due voleva stare. Gli diedi da accendere nel corridoio sul retro e, senza saperlo, gli diedi anche tutto il resto.
La chiave cadde nell’acqua e la porta posteriore si bloccò. Intrappolati in un metro quadrato, ammanettati e seminudi, scoprimmo qualcosa che nessuno dei due immaginava.
Quando gli aprii la porta alle dieci del mattino, non immaginavo che un favore con l’iPhone sarebbe finito con lui che gemeva bocconi sul mio letto.
Sono salito sulla sedia davanti allo specchio, con le gambe in aria per le foto che mi aveva chiesto la mia ragazza. Non immaginavo che lui entrasse, né quello che è venuto dopo.
Suonò il campanello dopo mezzanotte e aprii aspettandomi una pizza. Era uno sconosciuto con una bottiglia in mano e la verità su mia moglie sulle labbra.
Morsi il cuscino quando pronunciò quel nome. E allora tutto quello che avevo nascosto per anni cominciò a disfarsi tra le lenzuola, colpo dopo colpo.
Quando posai la mano sul suo petto e non la ritirai, capii che quel pomeriggio non sarebbe finito come gli altri. Aveva il doppio della mia età e sapeva di birra fredda.
Da mesi lo incrociavo in ascensore, sapendo che era impossibile. Quella notte trovai un cartello giallo con un numero e la promessa di un legame d’amore.
Chiusi gli occhi nel camerino vuoto e lasciai che la fantasia mi portasse più lontano di quanto avessi immaginato. Quando li riaprii, non c’era più ritorno.
Il convoglio del principe entrò senza avvisare tra le gru. Scese dalla seconda auto, si tolse gli occhiali scuri e capii che quei tre mesi di silenzio si sarebbero spezzati proprio quella notte.
Quando aprii la porta non era solo: dietro di lui, con quel sorriso da marchettaro di cui si è esercitato la posa, c’era un uomo che non avevo mai visto in vita mia in quartiere.
Scese al bagno una notte senza elettricità convinto di essere solo in casa. La luce di un cellulare illuminava la cucina e capii perché i due si comportavano in modo così strano.
Arrivò nell’appartamento dell’uomo con la promessa di non trattenersi. Non sapeva ancora quanto fosse grosso il cazzo che lo avrebbe sverginato né fin dove arrivasse quella paletta.
Incrociai il suo sguardo nella caffetteria dell’area di servizio. Sapevo che mi avrebbe seguito in bagno, e sapevo anche che da lì non sarei uscito uguale a com’ero entrato.
Desiderava in silenzio quelle labbra da anni. Quella notte, litigando per il controller della console, la sua bocca cadde sulla mia e tutto si spezzò.
Avevo l’app aperta da mesi senza scrivere nulla. La notte in cui risposi davvero, c’era un hotel discreto e un uomo di nome Iván ad aspettarmi.
La tienda estaba vacía a las tres de la tarde. Cuando él bajó el cierre y me llevó al probador, supe que esa siesta no iba a parecerse a ninguna otra.