Il caposquadra della fattoria e quello sfregamento sotto il tavolo
Gli tese la mano per salutarlo e, prima di lasciarla, gli accarezzò le dita con una lentezza che non poteva essere un caso. Mateo capì che quella visita avrebbe cambiato tutto.
Gli tese la mano per salutarlo e, prima di lasciarla, gli accarezzò le dita con una lentezza che non poteva essere un caso. Mateo capì che quella visita avrebbe cambiato tutto.
Abitava a tre portoni dal mio e voleva solo guardare porno e toccarci. Quello che scoprii di lui quel pomeriggio cambiò tutto tra noi.
Quella notte indossai i calzoni color carne, la giacchetta dorata e la parrucca con la chioma. Non immaginavo che il costume avrebbe scatenato tutto quello che scatenò.
Avevo le mani sudate e il cuore all'impazzata quando lui lasciò il controller, cambiò ciò che c'era sullo schermo e, senza dire una parola, mi guardò aspettando che facessi io il primo passo.
L’alba trovò i loro corpi nudi sulle lenzuola disfatte. Mateo aprì gli occhi e cercò di ricostruire, ora per ora, come quello sconosciuto fosse arrivato nel suo letto.
Lo consideravo un amico e basta. Finché, all’alba, mi afferrò per il collo davanti alla discoteca e tutto quello che credevo di sapere su di me crollò.
Sono uscito dalla palestra senza farmi la doccia, come mi aveva chiesto lui. Quella sera ho scoperto che obbedire a un altro uomo poteva darmi più piacere che comandare.
Quello che doveva essere un pranzo qualsiasi con uno sconosciuto trovato online finì con me nel suo letto, a mordere il cuscino per non gridare.
Ogni volta che chiudeva gli occhi su quella poltrona, tornava al loft del porto, alle mani dell’unico uomo davanti al quale smetteva di fingere chi fosse.
Mezzanotte nell'emittente deserta. Iván si chinò per baciarmi e per un secondo il mondo fu semplice, finché il fantasma dell'altra voce tornò a interferire.
Ci odiavamo da secoli e volevamo ammazzarci. Non mi aspettavo di finire col suo cazzo fino in fondo mentre l’auto ci si sfaldava sotto.
Mi sono svegliato duro, ho deciso di non farmi la solita sega e sono andato al cruising. Non immaginavo di finire in ginocchio con tre cazzi attorno alla faccia.
In ginocchio nel parco, bendato e a piedi nudi sull'erba, capii che non decidevo più nulla: aveva lui la chiave e io avevo smesso di cercarla.
Avevo confessato a mia madre e ai miei amici che Luca era il mio ragazzo. Quello che non mi aspettavo era finire la notte dentro un drago da parco, mentre il temporale copriva i nostri gemiti.
Lo scrivo finalmente: mi eccita essere il puttino anonimo di un uomo sposato, inginocchiarmi senza sapere il suo nome e che lui non sappia il mio. Solo questo. Una volta dopo l’altra.
Mi sono tirato fuori il cazzo fingendo di pisciare sotto un albero, aspettando di vedere se quello sconosciuto avrebbe osato avvicinarsi al buio del parco.
Avevo accettato un incontro sull’app tra venti minuti. Non immaginavo che quella stessa notte uno sconosciuto avrebbe deciso per me cosa fare del mio corpo e a chi consegnarlo.
Eravamo senza parlarci da sei anni quando il suo messaggio è apparso sul mio schermo. Quella tenda, quella coperta condivisa, ancora mi fanno tremare.
Marcos mi fece passare per primo, come un gentiluomo dal sorriso storto. Dentro, su alcune tavole, due sconosciuti mi fissavano con la mano già sulla cerniera.
Sono arrivato alle due di notte con la bocca secca e un solo pensiero in testa: quella sera non avrei posto alcun limite, qualunque cosa accadesse tra i padiglioni.