Lo zio della sposa mi ha trovata in bagno all’hotel
Quando il whisky mi cadde sul vestito rosa capii che quel matrimonio non sarebbe finito come pensavo. Né che lo zio della sposa mi avrebbe cercata nel corridoio più buio.
Quando il whisky mi cadde sul vestito rosa capii che quel matrimonio non sarebbe finito come pensavo. Né che lo zio della sposa mi avrebbe cercata nel corridoio più buio.
Marina mi lanciò uno sguardo oltre il vapore quando loro varcarono la porta. In quell’istante già sapevo che la notte non sarebbe finita come avevamo previsto salendo.
Nei cinque mesi di chat avevamo costruito un desiderio senza corpo. Quando Renata mi aprì la porta dell’hotel, capii che lo schermo non bastava.
Mi guardai allo specchio con la parrucca e il vestito trasparente, e capii che quella notte avrei lasciato che uno sconosciuto mi facesse tutto ciò che immaginavo da settimane.
Lo avevo immaginato per anni: truccarmi, indossare le calze e consegnarmi a un uomo per la prima volta. Quel pomeriggio, in una stanza d’hotel, smisi di immaginarlo.
Quando me lo ritrovai su quella spiaggia, dopo tre anni che non ci vedevamo, non era più il ragazzino che mi buttava sabbia tra i capelli. Qualcosa nel suo sguardo mi disse che non sarebbe finita bene.
Passai davanti alla cabina cinque volte prima di osare guardare dentro. L’uomo dai capelli grigi alzò lo sguardo e mi fece un cenno senza dire nulla.
Tre giorni sulla spiaggia, cinque amiche e un cellulare che non si è mai spento. Credevo di essere tra risate innocenti; altri la vedevano come uno spettacolo.
Per mesi avevo finto che gli uomini non mi interessassero più. Bastò una voce al telefono e la promessa di un regalo per farmi ricadere.
Non salii in quell’albergo pensando che sarei stato io a finire a quattro zampe, a pregarla di non fermarsi. Ma lei sapeva esattamente ciò che io non osavo ammettere.
Quando arrivai al ristorante con il mio vestito nero e il completo di pizzo sotto, sapevo già che non ne sarei uscita come la moglie fedele che fingevo di essere.
Indossava un vestito che non si sarebbe mai messa davanti a mio figlio, e al secondo bicchiere mi disse che a letto preferiva gli uomini maturi.
La conobbi molto prima di sua sorella, mia moglie. Dieci anni dopo quell’hotel, la vidi uscire dall’acqua sulla spiaggia e capii che la storia non era finita.
Feci appena pochi passi e il cellulare cominciò a vibrare senza sosta. Era lei, e non aveva alcuna intenzione di lasciarmi andare così facilmente quella notte.
Quando bussarono alla porta per avvisare che i dieci minuti stavano finendo, io ero già a pancia in giù sul letto dell’artista, tremante, con il suo corpo premuto contro il mio.
Pensavo che la vodka mi avesse annebbiato la testa, ma quando chiuse la porta della stanza capii che lei aspettava quel momento esatto da anni.
Quando vibra il telefono alle quattro del mattino so che è lui, che nessun altro lo ha voluto stanotte e che pagherà qualsiasi cifra pur di farmi andare.
Voglio mettermi la parrucca, truccarmi e abbandonarmi a uno sconosciuto che abbia letto i miei racconti. Una sola notte, senza impegni, prima che sia tardi.
Mi preparai come mai prima per vederlo: minigonna, tacchi, parrucca. Quello che non immaginavo era che sua sorella arrivasse e capisse, in un solo sguardo, tutto il nostro segreto.
L’ho conosciuta tra pixel e promesse a distanza. Lei non ha mai saputo che ogni notte, sola nella mia stanza d’hotel davanti al mare, la immaginavo al mio fianco.