L’uomo sposato che mi cerca quando lei dorme
Indosso la lingerie che lei non metterebbe mai e aspetto che bussi alla porta del motel. So che tornerà: a casa sua c’è un uomo che muore di fame.
Indosso la lingerie che lei non metterebbe mai e aspetto che bussi alla porta del motel. So che tornerà: a casa sua c’è un uomo che muore di fame.
Lavoravo in azienda da tre settimane quando si chinò sul tavolo e mi disse che avevo qualcosa che attirava l’attenzione. Quel pomeriggio lo seguii.
Il receptionist mi consegnò un pacco senza mittente. Dentro c’era un plug di metallo e un biglietto con la sua grafia: «Per il nostro appuntamento, voglio che lo indossi».
La desideravo in silenzio da anni, senza dirlo a nessuno. Quella notte, al bar di un hotel sconosciuto, una sconosciuta decise per me.
«Sapevo che saresti venuto oggi», disse lei, e allora lui capì che quell’incontro casuale non aveva nulla di casuale.
Si ripeteva di essere una donna perbene, ma quella notte, nella stanza d’albergo, scoprì quanto desiderasse obbedire a ogni mio ordine.
Arrivai tremando nella stanza, chiusi le tende e mi spogliai seguendo le sue istruzioni. Volevo solo essere una bocca utilizzabile. Non immaginavo cosa ne sarebbe uscito.
Accettai di andare a prendere un caffè con il ragazzo della mia amica. Quando aprì la porta di quella stanza, capii che non mi aspettava nessun caffè.
Mi infilò un bigliettino in mano mentre ritirava il piatto. Lo lessi in camera: era il suo numero. E capii che quella notte non sarei rimasta sola.
Ero sudata e ansimante quando alle mie spalle mi raggiunse la sua voce. Non voleva invitarmi a cena: voleva comprarmi tutta la notte, e io volevo farmi comprare.
«Voglio che le dia quello che mia madre non ha mai avuto», mi disse con un sorriso. E io, che avevo già visto quella donna matura, seppi che non avrei detto di no.
Ho imparato molto presto che il mio corpo valeva più di qualsiasi diploma. Quello che nessuno di loro ha capito è che non ho mai provato nulla mentre mi pagavano.
Ero appena uscito dalla doccia quando vidi il suo messaggio sullo schermo. Non era quello che cercavo, ma la sua foto mi fece cambiare i piani quel pomeriggio stesso.
Presi la stanza e spensi le luci per farmi viziare come mai prima. Finché la mia mano non cercò tra le sue gambe e trovò qualcosa che non avrei mai immaginato.
Premetti invio e lasciai il telefono a faccia in giù. Non aspettavo una risposta quella stessa notte. Quando rispose, capii che non c’era più ritorno.
Il suo nick diceva «travesti attiva» e io avevo appena una sola esperienza alle spalle. Quel pomeriggio, in un hotel vicino alla metro, imparai cosa vuol dire essere davvero sottomesso.
—Non avere fretta —mormorò lei contro il muro—. Voglio sentire ogni cosa che fai, piano, finché tutta la notte ci sembri troppo corta.
Da mesi scrivevo mentalmente l’annuncio; mi bastarono dodici minuti per metterlo su carta e, mezz’ora dopo, avevo già sette risposte. La sua fu la quinta.
Lo conoscevo dai tempi del liceo come il più macho della classe. Ieri sera mi ha vista trasformata in un’altra e, il giorno dopo, il suo messaggio non lasciava dubbi.