Tornai vestita da donna per il turno di guardia notturna
Mi salvai il suo numero come «S.1». Due giorni per pentirmi e non una volta volsi farlo: volevo che mi usassero di nuovo, peggio della prima volta.
Mi salvai il suo numero come «S.1». Due giorni per pentirmi e non una volta volsi farlo: volevo che mi usassero di nuovo, peggio della prima volta.
Lo avevo immaginato per anni: truccarmi, indossare le calze e consegnarmi a un uomo per la prima volta. Quel pomeriggio, in una stanza d’hotel, smisi di immaginarlo.
Ero pronta dalle quattro del pomeriggio, fradicia e vogliosa, quando quell’uomo basso bussò alla mia porta senza immaginare che avrei scoperto il suo soprannome a forza.
Sfruttai lo spiraglio della tenda per spiarla, ma lei mi scoprì nello specchio e, invece di coprirsi, cominciò a spogliarsi di nuovo per me.
Guidavo di notte trasformata in un'altra donna e nessuno lo sapeva. Bastò una distrazione in una sosta perché lui scoprisse chi ero davvero.
Quando arrivai al ristorante con il mio vestito nero e il completo di pizzo sotto, sapevo già che non ne sarei uscita come la moglie fedele che fingevo di essere.
Da un anno guardavo quel giocattolo nel cassetto senza osare. Quella notte, con la sottoveste di pizzo e il lucchetto chiuso, capii che avrei finalmente lasciato che mi aprisse del tutto.
Accesi solo le candele rosse, mi sistemai il babydoll e aspettai. Quando suonò il campanello, capii che quella notte avrei ricordato chi ero davvero.
Quando mi invitò a cena a casa sua, pensai volesse solo ringraziarmi. Non immaginavo cosa nascondesse sotto quella gonna a tubino, né fin dove fosse disposta a spingersi.
Le pregai per mesi una sessione. Quando finalmente entrai nel suo studio, capii che non mi aveva invitato per fotografarla, ma per insegnarmi a obbedire.
La trovai mentre si mordeva il labbro davanti allo specchio, con il bikini addosso e l’inguine già bagnato. Non avrei aspettato che fosse pronta.
Portavo nascosto da mesi il mio segreto in fondo all’armadio. Quella notte bussai alla sua porta con la gonnellina plissettata e il fiocco rosso, e non volli più tornare indietro.
Mi tolsi i pantaloni nel passaggio, li misi nello zaino e spinsi il cancello. Sapevo esattamente cosa mi aspettava al piano di sopra, e questo mi eccitava ancora di più.
Indossava una minigonna, calze nere e occhiali da sole che mi impedivano di capire quando mi stesse sgamando. Finché smise di fingere e iniziò a giocare con me.
Mio marito non ha bisogno di toccarmi per primo. Ha bisogno di vedere come gli altri mi guardano senza permesso, come si bloccano quando passo. Poi arriva lui, e il desiderio non basta più per il letto.
Pensavo che la festa fosse finita quando chiusi la porta. Ma lei era ancora scalza sul mio divano, con il bicchiere sul ginocchio e un'altra scatolina tra le mani.
Aspettavamo quel momento da mesi. Finalmente i miei genitori sarebbero usciti, lei arrivò con una lingerie blu scuro e tremavamo entrambi, poi il corpo decise altro.
Mi preparai come mai prima per vederlo: minigonna, tacchi, parrucca. Quello che non immaginavo era che sua sorella arrivasse e capisse, in un solo sguardo, tutto il nostro segreto.
Il mio ragazzo mi presentò come un’amica a tutta la sua famiglia. Suo zio se ne accorse e mi fece scivolare un biglietto con il suo numero e una parola: «dopo».
Credevo fosse un incontro segreto con la cugina della mia ragazza. Non sapevo che il telefono accanto al letto stesse trasmettendo tutto in diretta.