Spietavamo la coppia da dietro la duna
Da dietro la duna pensavo che nessuno ci vedesse. Avevo due dita dentro Sofía quando la mora con l’apparecchio si voltò, mi sorrise e cominciò a camminare verso di noi.
Da dietro la duna pensavo che nessuno ci vedesse. Avevo due dita dentro Sofía quando la mora con l’apparecchio si voltò, mi sorrise e cominciò a camminare verso di noi.
La conobbi molto prima di sua sorella, mia moglie. Dieci anni dopo quell’hotel, la vidi uscire dall’acqua sulla spiaggia e capii che la storia non era finita.
Erano le undici del mattino e la cala era vuota, tranne un ragazzo che fingeva di non guardarmi. Mio marito nuotava e io sentivo i suoi occhi piantati su ogni centimetro della mia pelle.
Gli restituìi lo sguardo con il foglietto in tasca, senza sapere ancora che quel pomeriggio avrei chiamato il suo numero e scoperto fin dove arrivava la sua proposta.
L’ho conosciuta tra pixel e promesse a distanza. Lei non ha mai saputo che ogni notte, sola nella mia stanza d’hotel davanti al mare, la immaginavo al mio fianco.
Quel pomeriggio in spiaggia volevo solo staccare. Quando la donna bionda in bikini si avvicinò per chiedermi da accendere, capii che i miei piani di solitudine erano cambiati.
Quando scoprii il vicino affacciato oltre il muretto, non mi coprii. Abbassai il reggiseno sotto la doccia del patio e lo lasciai guardare tutto.
Scese in sala senza mutandine e senza reggiseno. Diceva di non sapere cosa le stesse succedendo, ma io cominciavo già a capirlo: quel giorno avrebbe superato ogni limite.
Scesi in bagno alle tre di notte e sentii la risata di mia zia dietro la tenda. Mio padre comparve alle mie spalle con lo stesso sorriso complice.
Quando mi strappò l’asciugamano di dosso sul portico e i vicini smisero di cenare per guardarmi, capii che quell’estate sarebbe stata molto diversa da quella che avevo immaginato.
Pensavo di sapere già cos’era il piacere, finché quella notte, scalza sulla sabbia, una mano sconosciuta mi scostò i capelli dalla nuca.
Alle tre del mattino le chiesi di aprire la porta della tenda. Non immaginavo che avrebbe detto sì, e men che meno ciò che sarebbe accaduto dopo in spiaggia.
Quando ho visto il suo corpo nudo sull’asciugamano blu ho capito che non me ne sarei andata senza portare a termine il tuo incarico. Non l’avevo ancora toccato e già reagiva sotto il mio sguardo.
Lo vedemmo tra i gigli, a guardarci dall’ombra. Daniela si inginocchiò senza avvisare e capii che quella notte avrebbe cambiato tutto ciò che eravamo come coppia.
Dietro gli occhiali scuri nessuno sa dove guardi un uomo, e quel pomeriggio di luglio lui decise di guardare ben oltre la linea dell’ombrellone.
Sono uscito a fumare nel buio e l’ho visto: accovacciato dietro la palma, con lo sguardo fisso sulla finestra dove lei si spogliava senza sapere di essere guardata da due.
Gli occhiali scuri ci diedero il permesso perfetto: lui guardava le ragazze in topless, io guardavo gli uomini, e sapevamo entrambi cosa sarebbe venuto dopo.
La birra ci aveva resi affettuosi e la terrazza sembrava vuota. Finché non vidi il lampo di un paio di binocoli puntati su di noi dalla collina.
Aspettavo tutta l’estate che la cala si svuotasse. La trovai deserta, sì, ma il vento mi portò dei gemiti dietro le dune che dovetti andare a cercare.
Quando mi chiese di procurarle uomini per l’estate, capii che il viaggio al mare ci avrebbe cambiati per sempre.