L’ho spiata attraverso la grata dello spogliatoio
Mi arrampicai sulla panca senza fare rumore, accostai l’occhio alla grata di plastica e allora la riconobbi: era lei, quella che per tutto il pomeriggio avevo guardato di sfuggita.
Mi arrampicai sulla panca senza fare rumore, accostai l’occhio alla grata di plastica e allora la riconobbi: era lei, quella che per tutto il pomeriggio avevo guardato di sfuggita.
Quella mattina, mentre si vestiva senza pudore davanti a me, capii che il vero gioco non era il sesso: era quanta gente volesse guardarla.
Sollevò un asciugamano tra le portiere dell’auto per nascondersi da tutti. Non contava sul vento, né su quanti occhi la stessero già osservando.
Avevamo stabilito una cosa semplice: uno squillo quando avessero iniziato, e io sarei comparsa sul balcone come per caso. Quella notte cambiò tutto.
Scoprii che il piacere non stava nel mare o nel paesaggio, ma nell'istante esatto in cui uno sconosciuto si accorgeva che non portavo nulla sotto.
Non avrei mai pensato che uno spettacolo delle quattro e mezza sarebbe finito con me a trattenere il respiro, pregando che nessuno guardasse verso la nostra fila.
Un’onda dispettosa, un asciugamano bagnato e, all’improvviso, il mio bikini incollato al tessuto mentre io restavo in piedi. Quello che accadde dopo mi cambiò per sempre.
Ho detto a Mateo che mi sarei abbronzata a pancia in su. Non gli ho confessato che il vero piacere era sapere che ogni uomo di passaggio si fermava a guardarmi.
Credevo che dormisse mentre una bionda si avvicinava a me sulla spiaggia. Al ritorno mi confessò di aver visto tutto a occhi socchiusi.
Dissi senza pensarci a uno sconosciuto che mia moglie dormiva nuda in casa, e quella frase riaccese qualcosa che tra noi si era spento da anni.
Anni fa ho scritto dieci comandamenti per non fare del male a nessuno. Il primo è non intervenire mai. Il secondo, restare nascosto. Questa è una delle notti che non confesserò mai.
Salii da solo nell’appartamento per farmi una doccia prima degli altri. Quello che non mi aspettavo era che qualcuno, dall’altra parte del cortile, stesse aspettando proprio quel momento.
Marcos mi chiese di non giudicare né fare domande quando fosse arrivato il suo amico. Quella stessa notte capii che visite ricevevano il venerdì.
Una raffica di vento le strappò l’asciugamano all’ultimo gradino. Lei non si coprì. Si limitò a guardarmi, come se aspettasse da settimane che scendessi a quell’ora.
Da anni portavo con me quel segreto. Quella notte, tra tequila e luci al neon, Carla mi chiese l’unica storia che non avevo mai osato raccontare.
Dal mio balcone si vedeva il suo letto. Quella sera uscii a prendere aria come sempre, senza immaginare che avrebbe acceso la luce e si sarebbe spogliata davanti a me.
Sorteggiammo le squadre e capitai con lei. Dopo pochi minuti capii che si era accorta di tutto e che le piaceva guardare tanto quanto a me piaceva essere guardata.
Erano le nove di domenica mattina e in strada c’ero solo io. Per questo fui l’unico a vederla uscire dal negozio quasi nuda, senza sapere che la stavo osservando.
Tornai in campagna dopo anni in città e, cercando mio padre tra il mais, trovai mia madre in ginocchio davanti a uno dei suoi braccianti.
Alzai la persiana solo un poco, come sempre. Ma quella sera Marina era davanti allo specchio e, per la prima volta, non distolse lo sguardo dalla mia finestra.