Ho assunto un fotografo nudo e sono finito in un trio
Salii in macchina con le mani sudate. Era la mia prima sessione con un cliente nudo e non sapevo ancora che sarei finito con due uomini addosso.
Salii in macchina con le mani sudate. Era la mia prima sessione con un cliente nudo e non sapevo ancora che sarei finito con due uomini addosso.
Per anni avevo cercato di farla ricadere. Quel pomeriggio, tra spinelli e carezze sul divano, fu lei a rimettersi seduta e a baciarmi come una volta.
Suo marito se n’era andato in pattuglia senza guardarla. Alle nove, lei aveva già scelto i vestiti con cui avrebbe aperto la porta a un altro uomo.
Non mi avevano mai attratto gli uomini, ma quella figura sullo schermo risvegliò qualcosa che non seppi nominare. E allora lei mi propose di pagarmi.
Mia moglie accettò di pagare un’esperta perché mi massaggiasse davanti a lei, ma non immaginava quanto piacere le avrebbe dato guardare un’altra farmi gemere.
Entrai cercando biancheria intima per compiacere un altro uomo e uscii scoprendo che le mani di una donna possono far tremare ciò che non aveva mai tremato con me stessa.
L’ho visto in boxer una sola volta e da allora non riesco a dormire senza pensare a lui. Il fatto che sia mio fratellastro dovrebbe bastare a fermarmi, ma non basta.
Ho la guancia incollata alle piastrelle fredde e non ricordo la sua faccia, solo il ritmo con cui entra e esce da me mentre le sue mani mi tengono i fianchi.
Erano le sei del mattino e il bar era vuoto. Mi servì un tequila, mi guardò come mi aveva guardata per tutta la notte e mi disse che non mi avrebbe lasciata andare via così in fretta.
Quella mattina, quando socchiusi gli occhi sul materasso accanto al balcone, lei era già lì, sul suo, a fumare, in attesa che mi voltassi.
Sfruttai lo spiraglio della tenda per spiarla, ma lei mi scoprì nello specchio e, invece di coprirsi, cominciò a spogliarsi di nuovo per me.
Saliamo la scala arrugginita e sentiamo i gemiti dietro la tenda. Non riuscivo a smettere di guardare, né di sentire il mio migliore amico accanto alla spalla.
Erano le due di notte, ero annoiata e eccitata, e scesi nella lobby del gioco senza aspettarmi nulla. Poi vidi il suo avatar chinarsi verso il mio.
Abbiamo iniziato con sticker scemi a fine turno. Poi è arrivato il soprannome. Poi la fantasia. Quella notte mi ha scritto che casa mia gli era più vicina e non ho saputo dire di no.
Abbassai la cerniera della gonna senza sapere che mi stava osservando dalla finestra di fronte. Quella che iniziò come vergogna si trasformò in un gioco.
Sapevamo entrambe che l’altra era bisessuale, ma non avevamo mai fatto nulla. Quel pomeriggio, una birra e un vecchio gioco cambiarono tutto.
Quando entrò nuda nella sua stanza, con addosso soltanto la blusa e quei fianchi bianchi che oscillavano, capii che non avrei più potuto dormire in quella casa senza pensare a lei.
Da un anno guardavo quel giocattolo nel cassetto senza osare. Quella notte, con la sottoveste di pizzo e il lucchetto chiuso, capii che avrei finalmente lasciato che mi aprisse del tutto.
Sentii la sua mano nel saluto ed è stato come una scarica. Le offrii un passaggio e, su quella strada di campagna, scoprii qualcosa che negavo da anni.
Scesi in bagno in cerca di Mateo e Ricardo, e quello che trovai dietro la porta socchiusa mi lasciò inchiodato nel corridoio, senza fiato e incapace di distogliere lo sguardo.