La mia prima volta con un ragazzo trans nel parcheggio
Ci scrivevamo da settimane sull’app, ma fino a quella sera non ci eravamo mai visti. Avevo in testa il suo corpo e un’erezione che non mi lasciava pensare.
Ci scrivevamo da settimane sull’app, ma fino a quella sera non ci eravamo mai visti. Avevo in testa il suo corpo e un’erezione che non mi lasciava pensare.
Non ero mai entrato in un posto così. Ma quelle gambe, quel sorriso malizioso, quella porta di metallo... qualcosa mi disse che stavolta dovevo seguirla.
Finito il turno, faceva un freddo cane sul piazzale, e l’autista mi disse che potevo restare sul suo autobus per scaldarmi. Non avevo idea di cosa sarebbe successo.
Lo vidi per la prima volta dall’altra parte della piscina, mentre Marcos firmava dei documenti. Qualcosa nel suo modo di guardarmi mi disse che quella notte non sarebbe finita come le altre.
Indossavo un vestito aderente della mia coinquilina quando un tassista frenò per chiedermi un servizio. Non immaginavo che mi sarebbe piaciuto così tanto.
Ero stanco del lavoro da settimane. Quella sera volevo festeggiare da solo. Entrai nel primo bar che vidi e ne uscii cambiato.
Quando Rodrigo mi aprì la porta, capii che non c’era più ritorno. La mia vita stava per cambiare in un modo che non avrei mai immaginato.
La promessa gliel’aveva fatta settimane prima, in un momento di debolezza che non aveva dimenticato. Ora era lì, e Karim non l’avrebbe lasciata pentire.
Il proprietario della palestra le chiese di togliersi tutti i vestiti. Io annuii con calma e aspettai. Quello che successe dopo fu meglio di qualsiasi fantasia.
Arrivammo senza sapere cosa ci aspettava. Andammo via diversi. Una tenuta, sette uomini e uno sconosciuto che decise che quella notte sarei stata sua.
Per tre notti di fila la sentì entrare in bagno alla stessa ora. La quarta, si fermò nel corridoio. Solo per guardare una volta, si disse.
Avevo vent’anni e non ero mai stato con un uomo. Quella sera, chiudendo la palestra, l’unico iscritto rimasto entrò nelle docce insieme a me.
Era seduto da solo, a guardare l’acqua con rassegnazione. Era timido, era vergine ed era perfetto per quello che io e la mia amica avevamo in mente da tutto il pomeriggio.
L’uomo appoggiò la mano sulla gonna di Lucía e lei non si mosse. Io ero schiacciato tra i corpi e quello che provai non fu ciò che mi aspettavo da me stesso.
La responsabile del magazzino non gli aveva mai regalato neppure mezzo sorriso. Quella notte la trovò sola alla fermata, senza autobus e senza via di fuga.
Mi passò una pietra sulla schiena, mormorò qualcosa che non capii e all’improvviso volevo solo una cosa: che quell’uomo mi prendesse. Non so se fosse stregoneria. So che non resistetti.
Avevo da anni una curiosità senza nome. Quando Diego apparve nella cala, solo e con tempo libero, qualcosa cambiò prima che finisse il giorno.
Mi misi sulla soglia con il vino in mano e lo guardai da lontano. Lui alzò lo sguardo. Io sorrisi. Non serviva dire altro.
Quando le chiesi di aprire un po’ le gambe e il ragazzo in fondo non riusciva a smettere di guardarla, capii che quella fantasia era solo l’inizio.
Da mesi ero invisibile per mio marito. Quando quel pomeriggio il tecnico suonò alla porta, qualcosa in me decise che non avrei lasciato passare l’occasione.