Ciò che è iniziato con uno sguardo allo specchio
Da quando sono salita in auto, i suoi occhi tornavano allo specchietto una volta dopo l’altra. Era ovvio che mi stesse guardando. Decisi di fare qualcosa al riguardo.
Da quando sono salita in auto, i suoi occhi tornavano allo specchietto una volta dopo l’altra. Era ovvio che mi stesse guardando. Decisi di fare qualcosa al riguardo.
La vide entrare e qualcosa le si fermò nel petto. Non seppe spiegarselo, ma da quell’istante riuscì solo a pensare a lei.
Quando la vidi sulla porta, capii che quella cena non sarebbe finita come tutte le altre. Vera aveva uno sguardo che diceva tutto senza dire nulla.
Sono scesa all’aeroporto con un vestito rosso troppo aderente e un segreto tra le gambe. Quella notte il rosso ci entrò nella pelle, nella bocca, dappertutto.
È arrivata senza preavviso all’inizio del semestre e dal primo giorno mi ha guardato senza vergogna. Non so quando ho cominciato ad aver bisogno che lo facesse.
Camminavo da sola quando Ernesto si affacciò dal finestrino del camion e mi chiamò per nome. Avrei dovuto tirare dritto, ma qualcosa nella sua voce mi fermò.
Marcos aveva il corpo che avevo alla sua età. Quella notte, con tutti addormentati, capii che a separarci in quel letto stretto c’era qualcosa di più del caldo.
Camminavo senza meta quando un uomo affacciato al secondo piano mi sostenne lo sguardo, come se sapesse già che saremmo finiti aggrovigliati tra le sue lenzuola.
Mi ha chiesto un rapidino mentre scrivevo. È uscito dal bagno profumando di lui e io mi sono messa le calze di pizzo. Il resto me lo gusto ancora.
Valentina vide il rigonfiamento sotto i pantaloncini e non lo ignorò. Si alzò, controllò che la sala fosse vuota e gli si avvicinò lentamente.
Avevo prenotato la cabina tutta per me, ma il Danubio ha un modo di dissolvere i confini che nessuna mappa può prevedere.
Avevo ventisei anni e non avevo mai fatto nulla di simile. Entrai in quella stanza con le mani tremanti e ne uscii un’altra persona.
Avevo quarant’anni e lei cinquantadue. Bastò vederla sistemarsi i vestiti credendosi sola perché l’aria di quella casa diventasse irrespirabile.
Indossava solo un lungo cappotto e stivali col tacco. Il suo unico piano era sentire gli sguardi degli sconosciuti sul corpo mentre fingeva di fare la spesa.
Bruno sarebbe tornato in città con i nostri padri e io sarei rimasta sola. Nessuno immaginava che la sobremesa di domenica finisse così.
Eravamo amanti da tre anni quando mi fece quella proposta. Voleva vedermi con un altro. E sapere che mi guardava cambiò tutto ciò che provai quella notte.
Se quella mattina ci avessero detto che saremmo finiti in una stanza con uno specchio sul soffitto, nessuno dei due ci avrebbe creduto.
Quando entrai in quel bar e sentii la sua voce presentarsi, qualcosa dentro di me crollò. Non era desiderio. Era resa assoluta.
Dodici anni di amicizia e uno sguardo che diceva tutto. Quando il matrimonio finì, Valeria entrò nella suite e nessuno le chiese di andarsene.