La notte in cui decisi di rimanere incinta
Gli strinsi le gambe intorno alla vita proprio quando veniva. Non fu un caso: sapevo perfettamente cosa stavo facendo, e lo volevo.
Gli strinsi le gambe intorno alla vita proprio quando veniva. Non fu un caso: sapevo perfettamente cosa stavo facendo, e lo volevo.
Avevamo entrambi una relazione e lo sapevamo entrambi. Eppure mi tolsi il maglione sul sedile del passeggero e gli lasciai guardare ciò che desiderava da settimane.
La vidi salire sul treno e capii che non avrei dormito. Non immaginavo che l’avrei spiata dalle ombre del soffietto mentre un altro uomo la prendeva contro il finestrino.
Ero disoccupata da mesi quando cominciai a lavorare nel suo magazzino. Non sapevo che quell’uomo serio dalle mani grandi, il padre della mia migliore amica, mi avrebbe spogliata con un solo sguardo.
Suo marito passava mesi imbarcato e lei si arrampicava sui muri. Dovevo solo spostare dei mobili, ma quella sera la casa era vuota e la porta aperta.
Per quasi un anno ho avuto due vite: la moglie perfetta alle cene di famiglia e la donna che aspettava il lunedì per incontrarlo in quell’hotel fuori città.
Arrivai al tempio mezzo morta, convinta che il mio corpo fosse una maledizione. Quella stessa notte il sacerdote mi sussurrò che in realtà ero una prescelta.
Per tutta la vita l’avevano guardata come un oggetto. Quel pomeriggio, nella casa di pietra in fondo alla via, decise di guardare prima lei.
Entrai in quella discoteca convinta di scegliere io. Tre ore dopo, uno sconosciuto mi aveva smontata del tutto e gli supplicavo di non fermarsi.
Non avevo mai immaginato che finisse così, ma quando lui aprì la porta e ci vide, capii che quella notte avrei scelto col corpo e non con la testa.
Da anni nessun uomo mi guardava come lui dal balcone accanto, e quel pomeriggio scoprii che nemmeno io volevo smettere di essere guardata.
Avevo due opzioni: fermare tutto e allontanarla da lui, oppure dargli via libera perché si prendesse ciò che volevo di più. Scelsi la peggiore delle due.
Mia madre credeva che fossi ancora a lezione. Non sapeva che la porta dell’armadio era socchiusa e che quel pomeriggio vidi tutto dalla sua stanza.
Mi aveva salvato il corso senza chiedere nulla in cambio. Quel pomeriggio decisi di ringraziarlo in un modo che nessuno dei due avrebbe mai dimenticato.
Erano le otto e mezza di sera, mancava mezz’ora alla telefonata del cliente e io sapevo già esattamente come volevo trascorrere quell’attesa.
Sonia mi aspettava all’ingresso del ristorante con un vestito così corto che a ogni respiro raccontava un segreto. E io ero arrivata pronta a raccontare il mio.
Da mesi mi stavo trasformando in un’altra davanti allo specchio. Quella notte, nel letto di uno sconosciuto, scoprii fin dove poteva arrivare la mia nuova pelle.
«Voglio che ci masturbiamo guardandoci», mi disse in macchina. Non me l’aspettavo, ma guardarla senza toccarla mi eccitò all’istante.
Per anni aveva scritto orgasmi per sconosciuti senza volto. Quella notte, per la prima volta, qualcuno dall’altra parte dello schermo volle sapere come si chiamava davvero.
Arrivò senza preavviso, con quel sorriso di chi ottiene sempre ciò che vuole, e in una sola settimana sconvolse la vita di mia madre, la mia e di tutto il quartiere.