Le mie padrone hanno progettato la mia completa femminilizzazione
Mi inginocchiai al centro del salone mentre loro decidevano, frase dopo frase, come mi avrebbero trasformata. E io potevo solo desiderare che cominciassero subito.
Mi inginocchiai al centro del salone mentre loro decidevano, frase dopo frase, come mi avrebbero trasformata. E io potevo solo desiderare che cominciassero subito.
La vidi leggere sull’ultimo treno del pomeriggio, fragile e indifferente a tutto. Non immaginava che quel «ciao» sarebbe stato il primo di tanti ordini.
Non l’ho mai visto di persona. Mi sono bastate le mie parole, un altare di candele e la certezza che un uomo può inginocchiarsi davanti a qualcuno che non gli restituirà mai il gesto.
Gli concessi trenta giorni per dimostrarmi che serviva a qualcosa. La prima notte non gli permisi di toccarsi: solo accendere una candela, obbedire e attendere la mia punizione.
Ero in pigiama, col caffè a metà e un romanzo bollente tra le mani, quando sentii la sua chiave nella porta e capii che quella mattina non sarebbe finita con la lettura.
Sono uscito dalla palestra senza farmi la doccia, come mi aveva chiesto lui. Quella sera ho scoperto che obbedire a un altro uomo poteva darmi più piacere che comandare.
Chiuse la porta a chiave, riempì il sacchetto del clistere e mi fissò negli occhi. «Non costringermi a mettermi dura con te», disse. E capii che quella notte tutto sarebbe cambiato.
Le offrii di massaggiarle i piedi senza sapere che avrebbe messo il suo proprio dove non osavo chiedere, e che nessuno dei due avrebbe detto una parola.
Ogni mattina mia nonna mi svegliava con una punizione che avevo imparato a supplicare. Quel pomeriggio, la sua vecchia amica arrivò decisa a non limitarsi a guardare.
Per anni gli ho rubato i vestiti sporchi senza che nessuno lo sapesse. La notte in cui mi ha scoperta, invece di odiarmi, ha deciso di usare la mia debolezza come un guinzaglio.
Sapevo che sarebbe venuto strisciando. Quello che lui non sapeva era quanto pensavo di farlo aspettare prima di lasciargli sfiorare persino la punta del mio piede.
La prima volta che un uomo mi chiese di inginocchiarsi per baciarmi le piante, capii che non era un suo capriccio: era un potere che avevo da sempre.
Mi piace l’istante esatto in cui un uomo capisce che toccherà i miei piedi solo se obbedisce. Quel pomeriggio, Mateo lo capì in ginocchio e col respiro spezzato.
Da un anno pulivo la sua casa senza che mi guardasse negli occhi. Il pomeriggio in cui mi tolsi le scarpe accanto alla piscina, scoprii che mi fissava i piedi da mesi.
Ero solo nel suo appartamento quando vidi i suoi sandali accanto al divano. Sapevo che non dovevo toccarli, ma quella notte scoprii di cosa ero capace per un capriccio che non avevo mai confessato.
Non erano mie e proprio per questo erano irresistibili. Le raccolsi dal pavimento della lavanderia sapendo che quella notte ci avrei fatto tutto ciò che immaginavo da mesi.
In ginocchio nel parco, bendato e a piedi nudi sull'erba, capii che non decidevo più nulla: aveva lui la chiave e io avevo smesso di cercarla.
Mi offrì dei soldi per lasciarlo inginocchiare. Quello che non gli dissi è che, una volta a terra, sarei stata io a decidere quanto gli sarebbe costato ogni centimetro.
Mi chiese di non lavarmi prima di andare. Pensai fosse solo un capriccio, ma quella notte scoprii fin dove poteva spingersi la mia stessa vergogna.
Quando aprì la porta e lo vide lì in piedi, capì che nessuno lo aveva mai guardato come stava per guardarlo lei. E lui era deciso a dimostrarle che si sbagliavano tutti.