L’inquilina che faceva il bagno con la porta aperta
La porta del bagno era socchiusa, usciva vapore, e lei non si coprì. Mi tenne lo sguardo come se tutta la scena l’avesse preparata per me.
La porta del bagno era socchiusa, usciva vapore, e lei non si coprì. Mi tenne lo sguardo come se tutta la scena l’avesse preparata per me.
Salii le scale con il cuore che mi martellava come a un adolescente. Lei mi aspettava sopra, e io non sapevo ancora che quella sarebbe stata la notte che mi avrebbe lasciato senza niente.
Avevo vent’anni e un ragazzo che mi aspettava a casa. Quel pomeriggio di caldo, accanto alla piscina, scoprii quanto può bruciare il corpo quando si decide di lasciarsi andare.
Portavo in testa un solo pensiero fisso da settimane, e quella domenica sugli spalti del campo da rugby trovai finalmente il modo di realizzarlo.
Si accovacciò per mostrarmi i suoi braccialetti e il suo sguardo scese sul mio seno. In quell’istante capii che non avrei lasciato quella spiaggia essendo ancora la stessa donna.
Mia madre affittò la stanza libera a due fratelli appena arrivati, e fin dal primo giorno sentii come mi spogliavano con lo sguardo. Non immaginavo fin dove sarebbero arrivati.
La mia amica mi spinse dolcemente con un sorriso complice. «Vai», mi disse, «non ti toglierà gli occhi di dosso per tutta la notte». E aveva ragione.
Ci sono cose che una non racconta mai a nessuno. Questa è quella che mi sono tenuta per anni, quella che ancora mi fa tremare quando passo davanti a quel cinema.
Llevavo settimane a masturbarmi ogni notte immaginando quello che lei viveva davvero. Finché un giovedì mi misi davanti allo specchio e decisi di smettere di immaginarlo.
Quella notte siamo scese ventidue scalini fino al seminterrato dove suonava il sax. Quello che è successo laggiù non l’ho mai detto a nessuno.
Quando Carla mi ha chiesto se volevo rifarlo, sapevo già la risposta prima che finisse la frase. Non sapevo fino a che punto sarei arrivata quella notte.
Gli aprii la porta per farlo riparare dal diluvio. Non immaginavo che sarei finita in ginocchio davanti a lui, né che anche i suoi quattro amici avrebbero bussato.
Sono salita al settimo con il secchio in mano e il cuore a mille. Nessuno dei due credeva più alla scusa delle pulizie, e a me smise di importare.
Incrociai le braccia per nascondere ciò che il freddo della sala aveva tradito in me. Poi si sedette accanto a me, senza chiedere permesso, come se il posto fosse suo.
Accettai i suoi soldi senza immaginare come avrebbe voluto essere ripagato. Quando arrivò quella sera con il vino e quel sorriso calmo, capii che non c’era più ritorno.
Scendevo le scale di quel seminterrato con il cuore in gola e, prima ancora di pensarci due volte, ero già in ginocchio nella cabina in fondo.
Cominciò come un segreto sussurrato mentre mi scopava. Finì con lui seduto a un metro di distanza, a guardare un altro uomo farmi impazzire.
Cinque amici del capo, una casa in affitto e una partita di poker. Diego sapeva come mi sarei vestita a ogni giro; nessuno sapeva come sarebbe finita la notte.
Avevo curiosità e un po’ di schifo, ma lei insistette finché non mi sentii dire di sì. Quello che accadde quel pomeriggio a casa sua mi fa ancora sorridere.
Ero distratta con il cellulare quando sentii le sue mani sulle costole. Quella notte, in cortile, tra noi non rimase più nulla d’innocente.