Lo zio della sposa mi ha trovata in bagno all’hotel
Quando il whisky mi cadde sul vestito rosa capii che quel matrimonio non sarebbe finito come pensavo. Né che lo zio della sposa mi avrebbe cercata nel corridoio più buio.
Quando il whisky mi cadde sul vestito rosa capii che quel matrimonio non sarebbe finito come pensavo. Né che lo zio della sposa mi avrebbe cercata nel corridoio più buio.
Dissi ai miei genitori che avrei passato la giornata con un’amica. In realtà andavo a casa di Renata, dove mi aspettavano una parrucca, una gabbia rosa e un uomo che sapeva cosa voleva da me.
La prima volta che uscii per strada vestito da donna, le gambe mi tremavano. Dieci anni dopo, non c’è niente che mi piaccia di più che sentire gli sguardi su di me.
Il vestito mi fasciava il corpo, i collant mi sfioravano a ogni passo e, quando quell’uomo mi tese la mano per ballare, capii che non sarei tornata a casa la stessa.
Ero in ritardo, sudata e schiacciata contro altri corpi quando lei mi si avvicinò all’orecchio. Non so quando smisi di pensare alla riunione.
Ordinai un whisky per dimenticare la giornata e mi feci servire due occhi verdi insieme al drink. Quaranta minuti dopo, le dita della barista mi coprivano gli occhi da dietro.
Carolina diceva di essere stufa degli uomini. Ma quando mi sono abbassato i pantaloni accanto alla sua piscina, i suoi occhi non si sono staccati da me per un istante.
Ho la guancia incollata alle piastrelle fredde e non ricordo la sua faccia, solo il ritmo con cui entra e esce da me mentre le sue mani mi tengono i fianchi.
Sfruttai lo spiraglio della tenda per spiarla, ma lei mi scoprì nello specchio e, invece di coprirsi, cominciò a spogliarsi di nuovo per me.
Tre giorni sulla spiaggia, cinque amiche e un cellulare che non si è mai spento. Credevo di essere tra risate innocenti; altri la vedevano come uno spettacolo.
Guidavo di notte trasformata in un'altra donna e nessuno lo sapeva. Bastò una distrazione in una sosta perché lui scoprisse chi ero davvero.
Quella mattina mi rasai le gambe, mi misi le platform bianche e scesi dall’auto sapendo che tutta la gente per strada mi avrebbe guardata. E infatti mi guardarono.
Da dietro la duna pensavo che nessuno ci vedesse. Avevo due dita dentro Sofía quando la mora con l’apparecchio si voltò, mi sorrise e cominciò a camminare verso di noi.
Sono sposata. Sono etero. Questo ero io quando sono entrata nel bagno del centro commerciale. Quello che ero quindici minuti dopo, non ne sono più così sicura.
Le ho scritto «Giochiamo?» dal mio camerino. Cinque secondi dopo mi sono infilata nel suo, pronta a farla venire in silenzio prima che la commessa se ne accorgesse.
La trovai mentre si mordeva il labbro davanti allo specchio, con il bikini addosso e l’inguine già bagnato. Non avrei aspettato che fosse pronta.
Quando ho incrociato le gambe, sapevo già che le tre avevano architettato qualcosa. Non immaginavo però quanto mi sarebbe costato restare zitta per tutta la notte.
Quando mia madre e la sua amica si presentarono senza avvisare, il mio ragazzo era ancora nudo in acqua e io in topless. Quello che seguì mi fa ancora sorridere.
Le docce della palestra non hanno porte. Quella mattina scoprii che non era un problema, ma proprio ciò che cercavo da anni senza saperlo.
Catalina salì in terrazza in sottoveste bianca, si sedette accanto a me senza dire una parola e quella notte smettemmo di essere solo fratelli nella casa sul mare.