Ciò che vidi quella notte nella casa sulla spiaggia
Scesi in bagno alle tre di notte e sentii la risata di mia zia dietro la tenda. Mio padre comparve alle mie spalle con lo stesso sorriso complice.
Scesi in bagno alle tre di notte e sentii la risata di mia zia dietro la tenda. Mio padre comparve alle mie spalle con lo stesso sorriso complice.
Lorena si tolse il pareo davanti a tutti e scelse me per contare i trenta secondi. Intanto mia moglie dormiva nel bungalow, senza sospettare nulla.
Quando mi strappò l’asciugamano di dosso sul portico e i vicini smisero di cenare per guardarmi, capii che quell’estate sarebbe stata molto diversa da quella che avevo immaginato.
I miei amici passeggiavano ridendo tra le vetrine. Io mi fermai davanti alla sua e, dal modo in cui mi ricambiò lo sguardo, seppi che quella notte non era per loro.
Scesi nel corridoio dei bagni quando ormai nessuno guardava. Sentii prima la sua voce, poi quella di lei. Non aprii la porta. Rimasi immobile, ascoltando la mia vita andare in frantumi.
Salii sul furgone di un gruppo di turisti senza pensarci due volte. Il mio ragazzo sarebbe tornato dal supermercato tra dieci minuti. A me ne bastava uno.
Aveva cinquantadue anni, un matrimonio tiepido e calze di pizzo che quella mattina aveva deciso di indossare. Non si aspettava l’uomo salito due fermate dopo.
Uscii dal bagno con la bocca sbavata e un battito nuovo. Lei, con il segno rosso del mio rossetto sulle labbra, non sapeva che il suo ragazzo la stava già guardando.
Quando si tolse il vestito in mezzo alla radura, con la pancia enorme sotto il sole e i tre amici di suo figlio a guardarla, capii che quel pomeriggio non sarebbe stata una semplice passeggiata.
Alle tre del mattino le chiesi di aprire la porta della tenda. Non immaginavo che avrebbe detto sì, e men che meno ciò che sarebbe accaduto dopo in spiaggia.
Quando è scesa dall’auto e tutti gli uomini della sala hanno girato la testa, ho capito che quella notte mia moglie non era mia: era di chiunque osasse guardarla.
Quando ho visto il suo corpo nudo sull’asciugamano blu ho capito che non me ne sarei andata senza portare a termine il tuo incarico. Non l’avevo ancora toccato e già reagiva sotto il mio sguardo.
Pensavo che l’ultima fila alla prima mi avrebbe lasciata tranquilla con lui. Ci ho messo un po’ a capire che in quella sala buia nessuno era davvero solo.
Ho detto ai ragazzi del bar che mi piacevano gli uomini e, senza volerlo, ho aperto una porta che non avrei più potuto chiudere. Quella stessa notte, qualcuno mi seguì in bagno.
Quando aprii la porta dell’appartamento vuoto, non mi aspettavo di vederlo lì con quel sorriso. La cliente era in ritardo e l’orologio segnava in silenzio la nostra unica occasione.
Quando arrivammo quella sera, mia moglie aveva già il plug inserito. Quello che non aspettavamo era di incontrare un ragazzo di diciannove anni che avrebbe cambiato la routine.
Quando mi sporsi dal finestrino dell’auto per vedere se mia sorella fosse ancora sveglia, lo scoprii alla finestra, mentre fumava. E capii che non avrebbe distolto lo sguardo.
Volevo che la guardassero. Che se la mangiassero con gli occhi. Quello che non immaginavo era che uno degli sconosciuti in fondo avrebbe osato cercarla sotto le docce.
Quando la sua mano si posò sulla mia anca e mi sussurrò «ciao, bambola», pensai che stesse parlando a una delle mie amiche. Quando mi voltai, capii che quella notte non sarebbe finita come immaginavo.
Dietro gli occhiali scuri nessuno sa dove guardi un uomo, e quel pomeriggio di luglio lui decise di guardare ben oltre la linea dell’ombrellone.